Assedio di Masada

Assedio di Masada / Fortezza

Assedio di Masada / Fortezza

Sotto il regno dell’imperatore Nerone, Roma dovette fronteggiare la rivolta giudaica, e in questo contesto la fortezza di Masada sale agli onori della storia durante l’assedio da parte della decima legione “Fretensis”, unitamente alle truppe ausiliarie sotto il comando del governatore Flavio Silvia nel 72 d.C..

Nel I secolo a.C. la fortezza di Masada era il palazzo di Erode il Grande che tra il 37 a.C. e il 31 a.C. la fece fortificare. La cittadina era arroccata su tre diversi livelli verso lo strapiombo sul lato nord della rupe, dotato di terme, magazzini sotterranei e ampie cisterne per la raccolta dell’acqua; nel 66 d.C. era stata conquistata da un migliaio di persone appartenenti alla tribù dei Sicarii che vi si insediarono con donne e bambini; quattro anni dopo, nel 70 d.C., caduta la città di Gerusalemme, vi trovarono rifugio gli ultimi strenui ribelli non ancora disposti a darsi per vinti.

Tutto iniziò nel 66 d.C., quando i vari dissapori tra le diverse comunità, e i malumori per le tasse, che l’Impero aveva imposto in quella provincia, portarono a disordini, che finirono per colpire, in primis, i cittadini romani. Con una guerra che rischiava di espandersi in tutto l’Oriente, Nerone, scosso dalla vicenda, ordinò a Vespasiano, militare esperto, di recarsi sul posto e riportare l’ordine.
Siamo nel 67 d.C., Vespasiano, che in quel tempo si trovava ad Atene a seguito dell’Imperatore, non esitò, e con due legioni si recò in Giudea. Nel mentre, Nerone, tornato a Roma, dopo essere stato dichiarato dal Senato, nemico del popolo, si tolse la vita, e dal caos che ne seguì per tutto l’anno seguente, dopo che 3 Imperatori si erano succeduti in meno di un anno, Vespasiano, acclamato dalle sue legioni, fece ritorno a Roma per diventare il quarto e definitivo Imperatore.

Tito, figlio di Vespasiano, ebbe il compito di terminare ciò che il padre aveva iniziato, e nel 70 d.C., dopo un drammatico assedio, Gerusalemme era conquistata. Restavano tuttavia alcune fortezze che ostinatamente decisero di continuare la lotta, e una di queste era appunto, Masada.
Masada, già domus privata di Erode il Grande, era presidiata da una fazione chiamata “Sicarii”, a capo dei quali vi era Eleazar Ben Yair, membro di una famiglia molto importante, e che aveva già dimostrato il suo valore in battaglia contro i romani nei primi anni della rivolta. La fortezza sorgeva in un luogo davvero impervio, ed era attrezzata per resistere ad un lungo assedio, era provvista di magazzini, aree coltivabili e cisterne per raccogliere l’acqua piovana, e in più lo sperone roccioso sulla quale sorgeva, la difendeva naturalmente. Anticamente il percorso per raggiungere la rocca di Masada era talmente impervio, tortuoso e ripido, che secondo lo storico di quei tempi Giuseppe Flavio, impediva a un soldato romano di «poggiare contemporaneamente entrambi i piedi»:

Nel 73 d.C. Il governatore della Giudea, Flavio Silva, condusse la decima legione “fretensis” più alcuni reparti di ausiliari ai piedi di Masada, per costringere i difensori, che in tutto ammontavano ad un migliaio circa, alla resa. Proprio qui si palesa l’inventiva, la capacità di adattarsi e di adattare un territorio ostile alle proprie necessità, dei romani, Flavio Silva, vista l’impossibilità di attaccare frontalmente, dette ordine ai legionari di costruire una gigantesca rampa. che sarebbe dovuta arrivare fin sotto le mura, una volta ultimata, i militari si adoperarono per costruire una imponente torre d’assedio, munita di ariete. La rampa d’assedio, chiamata dai romani “agger”, era costruita dai legionari con tronchi di legno, pietre e terra e serviva per ridurre la distanza dell’apice delle mura nemiche dal terreno, per consentire agli altri mezzi d’assedio di raggiungere l’altezza operativa necessaria.

Sulla rampa potevano essere trascinate le torri d’assedio per attaccare le difese della citta’. Giunta alla sommita’ della rampa, la torre venva ancorata al terreno per conferirle maggiore stabilita’ ed evitare che la pendenza la fecesse retrocedere.

L’epilogo dell’Assedio di Masada è ormai famoso, una volta fatta salire la torre d’assedio lungo la rampa, i soldati riuscirono ad aprire una breccia nelle mura, ma prima che questi riuscissero ad entrare per espugnare la rocca, i difensori, dopo aver bruciato quasi tutto, decisero di togliersi la vita per mano propria piuttosto che per mano romana, questa almeno è la versione più drammatica, sembra infatti, da alcuni rilevamenti effettuati sul posto, che l’estremo gesto di Eleazar e dei suoi uomini, sia stato un po’ romanzato nel corso di tutti gli anni che ne sono seguiti.

Oggi Masada, oltre ad un bellissimo sito archeologico, è un vero e proprio simbolo, prova ne è il fatto che tutt’oggi le reclute dell’esercito israeliano vengono condotte sul luogo per pronunciare il giuramento di fedeltà al grido di: “Mai più Masada cadrà”.

Resti del campo della X fretensis a Masada

Resti del campo della X fretensis a Masada

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