Il Culto Imperiale

Nell’ambito della religione romana, il culto Imperiale, si ricollega ai rituali dedicati all’Impero e all’Imperatore stesso personificato nella figura della Dea Roma.  Secondo la tradizione più antica, Roma era una delle prigioniere di guerra troiane segregate nella nave di Ulisse; quando le navi di Itaca furono costrette da una tempesta a sbarcare sulle coste laziali, Roma e le altre prigioniere, stanche di seguire Ulisse nei suoi viaggi, decisero di incendiare le navi, costringendo l’eroe greco e i suoi uomini a stanziarsi nel Lazio, più precisamente sul colle Palatino. Qui venne fondata la città di Roma in onore della prigioniera che aveva costretto Ulisse e i suoi uomini a non partire per nuovi lidi, dando vita a una nuova civiltà.

il culto imperiale

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Il Culto Imperiale, caratteristiche:

Le origini del culto imperiale sono da ricercarsi nel mondo classico del II sec. a.C., quando prese vita il culto della Dea Roma, che rappresentava la  personificazione del dominio imperiale dello Stato romano. Già nel corso del I sec. a.C. sia Silla che Pompeo tentarono di diffondere il culto della propria persona, ma fu in particolar modo Giulio Cesare a dare il maggior impulso in tal senso. Giulio Cesare riuscì, anche suo malgrado, a gettare le basi più solide nell’attuazione di tale rito, alla sua morte infatti venne proclamato “Divus”, equiparato cioè ad un Dio, venne così istituito il suo culto. Quando Ottaviano Augusto venne proclamato primo Imperatore di Roma, da molte città d’oriente giunse la richiesta di poterlo onorare come meritava, ma il culto verso un Imperatore ancora in vita era un’usanza tipicamente orientale, e per questo motivo Augusto diede immediatamente indicazioni che il suo culto dovesse essere associato a quello della Dea Roma, potendo però essere celebrato solo da abitanti dell’Impero d’oriente. Il culto imperiale come tutti gli altri rituali pagani ebbe termine con l’editto di Tessalonica promulgato da Teodosio I.

Il culto della Dea Roma si diffuse rapidamente nel corso del III secolo a.C. da Smirne ai territori greci, arrivando in breve tempo nella stessa città di Roma. Nella capitale veniva reso onore dai generali vittoriosi ed infatti il suo culto aveva caratteri più politici che religiosi. Questo culto risultava importante per diffondere un’immagine in qualche modo sacra e dunque inviolabile del dominio romano. Sono documentate anche altre divinità connesse al culto imperiale, tra cui Victoria, Spes, Aeternitas, Concordia, Providentia, Bonus, Eventus, Libertas e Pax. Tali forze divine rappresentavano i caratteri con i quali la Roma imperiale desiderava presentare se stessa e il proprio potere ai popoli via via sottomessi.

Per quanto riguarda il culto imperiale erano di fondamentale importanza gli atti religiosi rivolti alla figura dell’Imperatore. Prima di tutto vi era il culto del Genio dell’Imperatore che permetteva  di rivolgere l’atto religioso anche al sovrano vivente, senza per questo violare i principi della tradizionale religione romana che al contrario di quanto avveniva in Oriente, non concepiva il concetto di uomo-dio. A Roma l’inizio del culto dell’imperatore si ebbe quindi con l’introduzione del “genius Augusti”, cioè dello spirito di Augusto o, meglio, del suo nume tutelare. Non si trattava quindi di un vero e proprio culto dell’imperatore ancora vivente, che non venne tuttavia vietato là dove sorgeva spontaneamente, essendo tale pratica estranea ai cittadini romani, ma di un culto rivolto alla sua divinità tutelare. Alla sua morte, però, anche Augusto, come Giulio Cesare, venne proclamato “Divus” con un atto pubblico del Senato, potendo in tal modo divenire direttamente oggetto di culti religiosi. All’imperatore divinizzato venivano quindi eretti templi, coi propri collegi sacerdotali, e dedicate festività in corrispondenza del suo “dies natalis”. La stessa cosa avvenne per la maggior parte dei successivi imperatori: da una parte il culto del genio dell’imperatore vivente, che era un atto dovuto da tutti i cittadini dell’Impero, dall’altro il culto personale riservato a quei sovrani che venivano riconosciuti come “divini” dopo la morte. Fu proprio l’opposizione al culto imperiale presentata dai primi cristiani una delle cause delle persecuzioni cui andò incontro, sin dal I secolo la nuova religione. Il culto imperiale fu molto importante fino al terzo secolo d.C.,, fino al regno di Alessandro Severo, quando il grande affermarsi del cristianesimo ne attenuò la diffusione.  Tuttavia pratiche della divinizzazione imperiale rimasero ancora a lungo in uso, tanto da essere ancora applicate anche nel caso dello stesso Costantino come retaggio dell’antica religione. Lo stesso imperatore veniva però allo stesso modo elevato dal nuovo culto cristiano al rango di “Isapostolo”, cioè di “uguale agli apostoli”, con una modalità volta appunto perpetuare la funzione religiosa dell’imperatore.

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