Il Dittatore

Caratteristica figura della costituzione della Repubblica Romana, la carica di “Dittatore” veniva considerata una magistratura straordinaria, nonostante venissero a mancare due delle peculiarità essenziali delle magistrature dell’età repubblicana, e cioè la collegialità e la elettività. Il Dittatore, non aveva infatti alcun collega e nominava come suo sottoposto, il comandante della cavalleria, il “magister equitum”. Inoltre egli non veniva eletto dalle assemblee popolari, come tutti gli altri magistrati, ma veniva bensì “Dictus”, nominato dall’accordo tra i due Consoli in concomitanza con il Senato. Nello specifico, il rituale che portava alla sua nomina doveva rigorosamente svolgersi di notte, in silenzio, rivolto verso oriente, il tutto in territorio romano. È assai probabile che il dittatore, più anticamente fosse il comandante della fanteria, il “magister populi” , questo spiegherebbe l’antico divieto per lui di montare a cavallo.

Denario di Cesare con la dicitura  "Dictator Perpetuus"

Denario di Cesare con la dicitura “Dictator Perpetuus”

La Dittatura era un’opzione a cui si faceva ricorso solo in casi eccezionali, per esempio sotto la minaccia diretta di nemici esterni, rivolte civili oppure per gravi impedimenti riguardanti i Consoli in carica.
Il Dittatore faceva suoi i poteri dei due Consoli, avendo perciò il diritto di essere scortato da ventiquattro littori che avevano facoltà di girare all’interno delle mura cittadine con le scuri inserite nei fasci. Ogni altra carica era a lui subordinata.
Abbiamo visto prima che la nomina di un Dittatore esigeva motivi urgenti e ben precisi, ma a volte accadeva che per disaccordi vari, ne venisse proclamato uno per motivi contingenti, che esulavano da quelli analizzati in precedenza. Per esempio, occasionalmente, erano nominati dittatori per convocare i “comitia” per le elezioni, per determinare le festività, per officiare i giochi pubblici, o per nominare nuovi senatori nel caso vi fossero posti vacanti.

Cincinnato lascia il suo lavoro nei campi per accettare la nomina a Dittatore.

Cincinnato lascia il suo lavoro nei campi per accettare la nomina a Dittatore.


Tra i Dittatori più noti che la storia romana ricordi, possiamo senza dubbio ricordare Cincinnato, nominato per risolvere la guerra contro gli Equi, oppure Fabio Massimo durante la seconda guerra punica per fronteggiare le incursioni di Annibale in Italia. Questo tipo di carica cadde poi in disuso fino a quando durante le aspre lotte tra Mario e Silla, quest’ultimo si fece eleggere dai comizi, ” dictator rei publicae” una forma però diversa da quella tradizionale, in quanto non aveva alcun limite di tempo e non era basata su una nomina. Pochi decenni più tardi Giulio Cesare ripristinò tale carica, modificandone la durata, portandola ad un anno completo. Nel 44 a.C. il Senato lo nominò “Dictator Perpetuus”. Dopo l’omicidio di Cesare, Marco Antonio , fece approvare una legge che portava il suo nome, la “lex Antonia”, questa abolì definitivamente la dittatura e la espulse dalla costituzione repubblicana. Questa legge fu in qualche modo aggirata da Augusto pochi anni dopo, quando rifiutò prudentemente la scomoda carica, optando per detenere “l’Imperium” consolare, mantenendo solo le cariche di “Princeps Senatus” e quella di Pontefice Massimo, cosa che gli permise di avere i poteri di un dittatore senza ufficialmente aver accettato di esserlo.

Di seguito un sommario elenco con una buona parte di Dittatori nominati in epoca Repubblicana:

501 a.C. Tito Larcio Flavo
499 a.C. Aulo Postumio Albo Regillense
494 a.C. Manio Valerio Voluso Massimo
458 a.C. Lucio Quinzio Cincinnato
439 a.C. Lucio Quinzio Cincinnato
437 a.C. Mamerco Emilio Mamercino
435 a.C. Quinto Servilio Prisco Fidenate
434 a.C. Mamerco Emilio Mamercino
431 a.C. Aulo Postumio Tuberto
426 a.C. Mamerco Emilio Mamercino
418 a.C. Quinto Servilio Prisco Fidenate
408 a.C. Publio Cornelio Rutilo Cosso
396 a.C. — Marco Furio Camillo I
390 a.C. — Marco Furio Camillo II
389 a.C. — Marco Furio Camillo III
385 a.C. — Aulo Cornelio Cosso
380 a.C. — Tito Quinzio Cincinnato Capitolino
368 a.C. — Marco Furio Camillo IV
368 a.C. — Publio Manlio Capitolino
367 a.C. — Marco Furio Camillo V
363 a.C. — Lucio Manlio Capitolino Imperioso
362 a.C. — Appio Claudio Crasso Inregillense
361 a.C. — Tito Quinzio Peno Capitolino Crispino
360 a.C. — Quinto Servilio Ahala
358 a.C. — Gaio Sulpicio Petico
356 a.C. — Gaio Marcio Rutilo
353 a.C. — Tito Manlio Imperioso Torquato
352 a.C. — C. Iulius (Iullus?)
351 a.C. — Marco Fabio Ambusto
350 a.C. — Lucio Furio Camillo
349 a.C. — Tito Manlio Imperioso Torquato
345 a.C. — Lucio Furio Camillo
344 a.C. — Publio Valerio Publicola
342 a.C. — Marco Valerio Corvo I
340 a.C. — Lucio Papirio Crasso
339 a.C. — Quinto Publilio Filone
337 a.C. — Gaio Claudio Regillense
335 a.C. — Lucio Emilio Mamercino Privernate
333 a.C. — Publio Cornelio Rufino
332 a.C. — Marco Papirio Crasso
331 a.C. — Gneo Quintilio Capitolino
327 a.C. — Marco Claudio Marcello
324 a.C. — Lucio Papirio Cursore
322 a.C. — Aulo Cornelio Cosso Arvina
321 a.C. — Quinto Fabio Ambusto
321 a.C. — Marco Emilio Papo
316 a.C. — Lucio Emilio Mamercino Privernate
315 a.C. — Quinto Fabio Massimo Rulliano
314 a.C. — Gaio Menio Publio
313 a.C. — Gaio Petelio Libone Visolo
312 a.C. — Gaio Sulpicio Longo
309 a.C. — Lucio Papirio Cursore
306 a.C. — Publio Cornelio Scipione Barbato
302 a.C. — Gaio Giunio Bubulco Bruto
301 a.C. — Marco Valerio Corvo
292 a.C. — Appio Claudio Cieco
285 a.C. — Appio Claudio Cieco
249 a.C. — Aulo Atilio Calatino,
217 a.C. — Quinto Fabio Massimo,
216 a.C. — Marco Giunio Pera
208 a.C. — Tito Manlio Torquato
203 a.C. — Sulpicio Galba Massimo
82/79 a.C. — Lucio Cornelio Silla
49/44 a.C. — Gaio Giulio Cesare

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