La battaglia del lago Regillo

Castore e Polluce
Castore e Polluce
L’incendio seguito all’invasione dei Galli di Brenno, sembra abbia distrutto gli unici documenti esistenti riguardo alla battaglia del lago Regillo, che di conseguenza assunse nel tempo caratteristiche leggendarie, come l’intromissione nella lotta dei Diòscuri, Castore e Polluce.

Il sito dell’episodio che andremo a raccontare è da collocarsi poco distante dalla Capitale, più o meno nei pressi di Frascati, dove un tempo, all’interno di un antico cratere vulcanico, si formò il suddetto lago. L’anno in cui si svolse l’evento bellico è nella la maggior parte dei casi riconosciuto come il 496 a.C. sotto la dittatura di Aulo Postumio, ancor meno certi si è del giorno in cui accadde, ma è senz’altro lecito pensare che si trattasse della primavera o estate, periodi nei quali solitamente riprendevano le ostilità tra le popolazioni in guerra.

Il “casus belli” nacque dalla deposizione dell’ultimo Re di Roma, Tarquinio il Superbo, che non perse tempo per trovare una soluzione per rientrare in città da vincitore. La prima persona a cui si rivolse per chiedere appoggio, fu Porsenna, lucumone etrusco della città di Chiusi, che subito accolse la sua proposta. Il coraggio di Orazio Coclite e di Muzio Scevola però, fecero cambiare idea a Porsenna che ammirato da quelle forti personalità, cessò ogni attacco verso l’Urbe e una volta che si fu liberato dai vincoli che lo legavano a Tarquinio, si ritirò definitivamente. L’anziano e ormai deposto Re non si diede tuttavia per vinto, e si rifugiò presso Tusculum dal genero Ottavio Mamilio, che subito lo aiutò nella preparazione della guerra contro i romani. La battaglia che si avvicinava all’orizzonte si prefigurava di grandi difficoltà per Roma, vediamo a tal proposito come lo storico Tito Livio ci racconta l’evento:
“Quando i Romani seppero che i Tarquini facevano parte dell’esercito dei Latini, furono spinti dall’ira ad attaccare immediatamente battaglia. E dunque questo scontro risultò più duro e sanguinoso di ogni altro: basti pensare che i comandanti non si limitarono a dirigere le operazioni […] Perfino Tarquinio Superbo che pure era appesantito e indebolito dall’età stava in prima fila […] Il comandante latino […] fece avanzare una coorte di esuli di Roma comandata dal figlio di Lucio Tarquinio. E proprio grazie ad essa […] poté rialzare per un po’ il livello dello scontro. »

Tito Livio ci informa anche che:
“Al timore di una nuova guerra sabina si aggiungeva la notizia, abbastanza certa, che trenta città si erano strette in giuramento sotto l’impulso di Ottavio Mamilio. […] fu così che nella città scossa da molteplici ansietà si affacciò per la prima volta l’idea di creare un dittatore. ».

Effettivamente queste trenta città si erano realmente alleate per spezzare il giogo di Roma, e questa lega latina, iniziò presto a movimentare i propri soldati che assommavano verosimilmente a 40.000 uomini e a circa 3.000 cavalieri. La battaglia che ne scaturì fu veramente violenta e vide protagonisti nelle prime file gli stessi Aulo Postumio e Tarquinio il superbo, nonostante la non più giovane età. Lo scontro fu durissimo e dopo alterne fortune che videro prevalere ora uno schieramento, ora l’altro, il dittatore romano ordinò che i cavalieri scendessero dal cavallo e andassero a dare man forte alle prime file, questo accrebbe di molto il morale delle truppe romane che con un ultimo immane sforzo sfondarono lo schieramento nemico dando la possibilità ai cavalieri di rimontare in groppa ai cavalli e iniziare l’inseguimento dell’armata in rotta. il campo latino era conquistato.

Proprio all’epilogo della battaglia si innesta la parte leggendaria che vede come protagonisti, Castore e Polluce. La leggenda in questo senso narra che, Aulo Postumio, osservando che il momento era delicato per i suoi, invocò l’aiuto dei due Diòscuri, facendo voto che in caso di vittoria avrebbe dedicato a loro un tempio. All’improvviso due giovani che nessuno aveva mai visto prima comparvero nel mezzo dello scontro, trascinando dietro di loro i soldati romani e portandoli alla vittoria, e sempre secondo questa leggenda, finita la battaglia Castore e Polluce corsero a Roma per dare la notizia del successo ottenuto e dopo aver lavato i loro destrieri nella fonte Giuturna, i giovani scomparvero nel nulla.

Di certo c’è che Aulo Postumio e il “magister equitum” Tito Ebuzio entrarono a Roma in trionfo, e che quella sconfitta rappresentò la fine di ogni velleità per Tarquinio il Superbo, che terminò la sua vita presso Cuma, e per i latini che accettarono così la definitiva supremazia di Roma.

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