Battaglia della Selva Litana

La battaglia della Selva Litana, avvenuta all’incirca nel 216 a.C., rappresenta un episodio non molto conosciuto durante il periodo della seconda guerra punica, nel quale le legioni romane subirono l’onta della sconfitta per opera di un’imboscata messa in atto dai Galli Boi. La Selva Litana situata, secondo molti studiosi, nell’odierna Romagna, gradualmente scomparve, abbattuta dagli stessi romani per far posto alle famose centuriazioni, favorendo in tal modo una sorta di “damnatio memoriae” della sconfitta ricevuta.

La Battaglia della Selva Litana, localizzazione:

Sul problema della localizzazione della Selva Litana, molti storici hanno tentato di avanzare le proprie teorie,  essendo l’agguato stato teso dai Galli Boi si ritiene che la Selva Litana fosse situata nell’odierna Emilia oppure nell’odierna Romagna, aree nelle quali i barbari nemici erano concentrati. Le varie teorie vogliono la Selva Litana situata tra le città di Modena e Bologna, altre tra Bologna e Rimini, altre ancora nei pressi della città di Reggio Emilia. Verosimilmente la Selva Litana si stendeva nelle pianure fra il fiume Montone e il fiume Lamone nei pressi dell’odierna Forlì,  ad ogni modo, tutte le fonti antiche parlano di una pianura padana estremamente boscosa, e quindi è forse inevitabile che ogni odierna cittadina della pianura stessa, alla ricerca di una radice storica, possa tentare di affidarsi a questa immensa Selva Litana.

La Battaglia della Selva Litana, contesto storico:

La seconda guerra punica era in pieno svolgimento, nel 218 a.C., Annibale, attraversando le Alpi e sconfiggendo alcune tribù locali che gli erano ostili, si accattivò l’interesse delle varie e potenti tribù galliche che abitavano la pianura padana, primi fra tutti gli Insubri, stanziati nelle zone attorno all’odierna Milano, poi dei Galli Boi e dei Galli Lingoni, stanziati rispettivamente nelle aree dell’Emilia e della Romagna fino ad arrivare alle Marche. I Galli vedevano in Annibale un forte alleato con cui unirsi per meglio fronteggiare le forti armate romane, e visto che questo tipo di alleanza conveniva a tutti, non si perse tempo a suggellarla.

Nel 217 a.C. Annibale inferse una tremenda sconfitta ai romani sul Lago Trasimeno, ma anzichè puntare sulla capitale preferì portare il proprio esercito in Apulia, per attendere i rinforzi previsti dalla Sardegna e dall’Iberia, rinforzi che per altro non arrivarono mai per merito di Gneo Cornelio Scipione e di Publio Cornelio Scipione, rispettivamente zio e padre del più famoso “Africano”, che in Iberia costringevano i cartaginesi sulla difensiva.

I romani si trovarono quindi nella posizione di dover contrattaccare, e nei piani di Roma vi era il progetto di condurre un potente e vasto esercito contro il generale cartaginese stanziato a sud e un altro contingente, più rimaneggiato, a nord per contrastare i galli, tentando di spezzare l’alleanza che li legava al generale cartaginese.  Pochi mesi più tardi, per la precisione il 2 agosto del 216 a.C., i romani conobbero la più grande disfatta della loro storia nella piana di Canne, circa 50.000 legionari persero la vita in un solo giorno di battaglia, non che il console Lucio Emilio Paolo e diverse decine di senatori al seguito della campagna militare.

Negli stessi momenti, l’altra parte dell’esercito romano guidato dall’altro console Lucio Postumio Albino, si dirigeva a nord per rintuzzare le velleità dei Galli,  l’obiettivo delle legioni di Roma erano le tribù che avevano parte attiva nelle forze di Annibale. Sul percorso intrapreso da Postumio varie sono le ipotesi, per gli spostamenti militari la corsia preferenziale era senza dubbio la via Flaminia, ma non è da escludere che le legioni romane possano essere transitate su altri percorsi per giungere in Emilia, come ad esempio la via Aurelia, oppure altre direttrici che varcavano gli Appennini nelle zone di Bologna o di Ravenna, certo è che qualunque fosse stato il percorso, i romani dovevano combattere per guadagnarsi il passaggio in quelle particolari aree geografiche, fatto sta che nonostante gli ostacoli incontrati, i romani poterono contare sull’aiuto di alcune tribù galliche amiche di Roma come i Cenomani o i Veneti, cosa che permise loro di sconfinare nella pianura padana con circa 25.000 effettivi.

la battaglia della Selva Litana
la battaglia della Selva Litana

La Battaglia della Selva Litana, l’agguato:

Come potevano le tribù galliche affrontare le temibili armate romane avendo qualche possibilità di vittoria? In campo aperto la sconfitta sarebbe stata inevitabile, ma la grande distesa boscosa, chiamata Selva Litana, correva loro in aiuto. I Galli sarebbero dovuti ricorrere a metodi più subdoli per avere qualche possibilità, Tito Livio infatti ci racconta che:

” (I Galli) Incisero gli alberi a destra e a sinistra della strada, in maniera che stessero ritti ma che cadessero al minimo urto”.

La strada citata da  Tito Livio intendeva probabilmente un sentiero battuto che attraversava la foresta, percorso per lo più da mercanti e da piccoli contingenti armati. Approfittando della fitta foresta, non fu difficile per i galli marcare i tronchi degli alberi senza che questi venissero notati dai romani di passaggio. Quando le legioni si furono ben addentrate nella Selva, gli alberi più esterni vennero spinti e abbattuti dai galli, si sviluppo quindi una reazione a catena che portò alberi a cadere su altri alberi, come le tessere di un domino, il risultato fu drammatico e a riguardo ancora Tito Livio ci racconta che:

“…fecero d’ambo i lati un tale eccidio di uomini, di cavalli, di armi che appena dieci uomini scamparono. Gran parte, infatti era rimasta uccisa dai tronchi e dai rami degli alberi…”.

Verosimilmente i sopravvissuti furono molto più di dieci, ma la confusione che si sviluppò dopo questi eventi fu totale, tanto è che molti romani vennero trucidati prima ancora di riuscire a capire cosa stava accadendo, tra i caduti ci fu anche il console Postumio, la cui testa, secondo le tradizioni celtiche, venne prima tagliata, e poi spolpata, divenendo poi una sorta di vaso incrostato d’oro usato per le cerimonie religiose.

Il bottino dei Galli fu enorme: vestiti, armi, vettovaglie, e quanto necessita ad un esercito in marcia rimase sul percorso delle legioni abbattute, anche se quasi tutti gli animali rimasero schiacciati dalla pesantezza dei tronchi d’albero caduti. Dopo il disastro di Canne anche la sconfitta della Selva Litana colpì a morte il popolo romano, trasformando Roma in una città a lutto, tanto è che il Senato fu costretto a mandare gli Edili per la città per far riaprire le attività commerciali.

Nel 191 a.C., una volta liquidato il pericolo cartaginese e dopo dieci anni di sanguinose e acerrime battaglie contro le tribù galliche, Roma assoggettò la Gallia Cispadana ma i Galli Boi, in particolare, furono attaccati e sbaragliati  da Publio Cornelio Scipione Nasica. I pochi superstiti furono costretti a emigrare in Boemia (odierna Repubblica Ceca),  il loro territorio fu diviso fra un grande numero di coloni italici mandati al suo presidio e collegati con l’Italia centrale dalla Via Emilia e dalla via Flaminia minor.

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