La rivolta di Boudicca

La rivolta di Boudicca

La rivolta di Boudicca
La rivolta di Boudicca

 

Budicca, o Boudicca, (33 d.C.- 61 d.C.), è stata la regina della tribù britannica degli Iceni stanziata nella zona dell’odierna Norfolk, nell’Inghilterra orientale, e fu l’autrice della più grande sollevazione anti-romana di tutte le tribù abitanti nell’isola. Molti sono i modi in cui il suo nome è stato tramandato, le fonti principali sono i numerosi manoscritti di epoca medievale, ma pare ormai certo che la forma più corretta sia Boudica oppure Boudicca, derivante dal termine celtico “bouda”, cioè “vittoria”. Le fonti principali sugli eventi che seguono provengono dagli scritti di Tacito e di Cassio Dione.

La rivolta di Boudicca, la storia:

Secondo lo storico romano Tacito, Boudicca era di origini nobili e a circa sette anni di età sarebbe andata a vivere con una seconda famiglia, presso cui rimase fino ai 14 anni. Fu proprio in questo periodo che Boudicca ebbe l’occasione di approfondire i suoi studi sulla storia, le tradizioni e la cultura delle tribù celtiche imparandone anche le tattiche militari. Intorno all’anno 47 d.C., Boudicca fece ritorno alla sua casa di origine dove la sua famiglia la promise in sposa al sovrano degli Iceni, Presutago.

Presutago, presumibilmente salito al trono grazie all’appoggio romano dopo la rivolta sedata degli stessi Iceni del 47 d.C., avrebbe dovuto nominare come suo erede l’imperatore romano, che in quegli anni era Nerone,  ma dato che egli intendeva mantenere viva la sua linea dinastica, nominò la moglie e le figlie co-eredi insieme all’imperatore. Alla sua morte nel 60 d.C., i romani ignorando le sue volontà  si impadronirono dell’intero territorio e delle sue ricchezze:  va però ricordato che la legge romana considerava valida solo la linea ereditaria maschile. Alle vivaci e reiterate proteste della regina Boudicca i romani risposero fustigando lei e trattando come schiavi tutta la più alta nobiltà Icena. Nel 60 d.C. la rivolta guidata dalla regina divampò.

In quell’anno il proconsole romano Gaio Svetonio Paolino stava conducendo una campagna contro i druidi nel Galles settentrionale, così gli Iceni e la vicina tribù dei Trinovanti, guidati dalla regina Boudicca, furiosa per il trattamento ricevuto,  si sollevarono stabilendo che il loro primo obiettivo sarebbe stato l’insediamento di Camulodunum (odierna Colchester), dove il risentimento contro i romani era già alto grazie ai legionari veterani che in passato avevano trattato con durezza la popolazione locale. Per questi motivi l’insediamento oppose una debolissima resistenza e i pochi strenui difensori si ritrovarono in poco tempo assediati all’interno del tempio del Divo Claudio dentro il quale resistettero un paio di giorni. Senza perdere tempo il legato Quinto Petilio Ceriale alla guida della legione “IX Hispana”, tentò di riconquistare la città ma subì una schiacciante sconfitta perdendo quasi un terzo di quella legione. L’esercito ribelle oltre a Camulodunum, rase al suolo anche Londinium (Londra), e Verulamium (St Albans), gli effettivi romani guidati dal proconsole Paolino erano del tutto insufficienti per proteggere dai ribelli gli insediamenti più importanti, una stima approssimativa stabilisce che i caduti di quella rivolta siano stati più di 70.000!.

La rivolta di Boudicca
La rivolta di Boudicca

La rivolta di Boudicca, la battaglia di Watling street:

Nonostante la grande inferiorità numerica, il proconsole Gaio Svetonio Paolino riorganizzò le truppe rimaste  e lungo la strada di Watling, nei pressi dell’attuale fiume Anker, anche se il luogo esatto è ancora oggetto di discussioni,  i romani iniziarono la loro riscossa. La fanteria romana contava di non più di 6.000 legionari, circa 4.000 ausiliari, 4.000 o 5.000 soldati germani alleati e non più di un migliaio di cavalieri.  La fanteria ribelle si aggirava invece sui 40 o 50.000 unità più un numero imprecisato dei temibili carri falcati da combattimento. Svetonio Paolino collocò i suoi uomini in maniera molto accorta, sfruttando la conformità del territorio, un canale e alcune colline boscose fornivano infatti una protezione naturale ai fianchi e al retro della fanteria. I britanni dal canto loro, pensando ad una facile vittoria dovuta al loro grande numero, non prestarono particolare attenzione al proprio schieramento collocando i numerosi carri falcati a semicerchio davanti alle proprie truppe. I Britanni si lanciarono così all’attacco ma vennero subito fermati da una fitta pioggia di giavellotti  e fatti retrocedere dalla carica dei legionari. Lo schieramento molto serrato dei Romani impedì ai Britanni di usare adeguatamente le loro lunghe spade mentre la cavalleria romana armata di lunghe lance travolse i fianchi dello schieramento di Boudicca. In questa situazione furono favoriti anche i legionari che usando il loro corto gladio uccisero centinaia di guerrieri britanni. A questo punto i ribelli iniziarono a fuggire verso le loro famiglie sistemate su di un altura alle spalle del loro schieramento, ma i loro carri ne rallentarono la ritirata facilitando il compito dei Romani già partiti all’inseguimento. Fu a questo punto che Boudicca, per evitare di essere presa come prigioniera dai Romani, si diede la morte con il veleno. I caduti fra i Britanni furono diverse decine di migliaia, mentre fra i romani le perdite rimasero circoscritte a poche centinaia.

Cassio Dione ci racconta come appariva la regina Boudicca agli occhi di un romano:

“Era una donna molto alta e dall’aspetto terrificante. Aveva gli occhi feroci e la voce aspra. Le chiome fulve le ricadevano in gran massa sui fianchi. Quanto all’abbigliamento, indossava invariabilmente una collana d’oro e una tunica variopinta. Il tutto era ricoperto da uno spesso mantello fermato da una spilla. Mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse.”

 

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