Legio XII Fulminata

Letteralmente “portatrice del fulmine” la Legio XII Fulminata venne costituita da Giulio Cesare nel 58 a.C., rimanendo in attività fino al V secolo, quando stanziata a Melitene (attuale Malatya in Turchia), sorvegliava il passaggio del fiume Eufrate, il suo emblema era appunto il fulmine.

 Legio XII Fulminata

Legio XII Fulminata

Legio XII Fulminata, la storia:

Costituita da Giulio Cesare nel 58 a.C., insieme alla Legio XI Claudia, la Legio XII Fulminata compare per la prima volta al seguito del proconsole delle Gallie in occasione della sua campagna contro gli Elvezi e successivamente anche negli anni seguenti per la sottomissione di quella regione. Nel 45 a.C., al termine della sanguinosa guerra civile che contrappose Cesare a Pompeo, la Legio XII Fulminata, che aveva spalleggiato il dittatore romano, venne sciolta per un breve periodo. Ricostituita l’anno successivo da Marco Emilio Lepido, venne prontamente affidata al comando di Marco Antonio. Dopo l’epilogo della nuova guerra civile, ad Azio, il reparto passò sotto il comando di Augusto ed inviato a Raphana (odierna Quwaylibah in Giordania), tranne i veterani a cui vennero affidati terreni nei pressi di Patrasso, in Grecia.

Nel 58 d.C., il Re dei Parti Vologese I invase con il suo esercito il Regno d’Armenia, stato cliente dei romani, l’Imperatore Nerone diede così ordine al legato per la Cappadocia, Gneo Domizio Corbulone, di risolvere la questione. Corbulone sconfisse i Parti restaurando sul trono d’Armenia Re Tigrane II. Successivamente però Vologese I tornò all’offensiva sostituendo Tigrane II con Tiridate I, favorendo così una nuova risposta romana da parte del nuovo legato Lucio Cesennio nel 62 d.C.. Lucio Cesennio alla guida delle sue due legioni, la legio XII Fulminata e la IV Scythica uscì completamente sconfitto nella battaglia che si svolse a Randeia (odierna Erand).  La resa pesò gravemente sull’onore delle due legioni, che infatti vennero allontanate da quel teatro di guerra e non parteciparono alla successiva campagna vittoriosa condotta da  Corbulone. L’occasione per la legio XII Fulminata di riacquistare l’onore perduto arrivò nel corso del 66 d.C., quando durante la rivolta zelota, nel corso della prima guerra giudaica, venne inviata a Gerusalemme per sedare i disordini che avevano già causato la distruzione della guarnigione romana. La legio XII Fulminata, rinforzata da vessillazioni della IV Scythica e della VI Ferrata, venne però rispedita al mittente dal legato Gaio Cestio Gallo, che la ritenne troppo debole e inadatta a fronteggiare tale minaccia. Come se non bastasse sulla via del ritorno la legione cadde nell’imboscata tramata dallo zelota Eleazar Ben Simon, uscendo nuovamente sconfitta dal confronto la legio XII Fulminata conobbe il pesantissimo disonore di perdere le proprie aquile. Malgrado tutto ciò la dodicesima ebbe modo di rifarsi, combattendo più che brillantemente  nell’ultima parte della guerra e sostenendo con successo la candidatura del proprio comandante Vespasiano al trono imperiale. Terminato il conflitto la dodicesima “Fulminata” e la XVI Flavia Firma, vennero inviate a Melitene la prima, e a Satala la seconda, per proteggere il confine rappresentato dal fiume Eufrate.  Nel 75 d.C. la presenza della Legio XII Fulminata è attestata nel Caucaso, in quell’anno infatti l’Imperatore Domiziano inviò la legione in quei territori per sostenere i regni clienti, dove si spinse addirittura fin sulle sponde del mar Caspio. Anche durante le campagne armeniche di Traiano nel 114 d.C., è attestata la presenza della dodicesima legione, in quell’occasione venne creata la nuova provincia romana d’Armenia.  Dopo essere stata impiegata per respingere la tribù degli Alani nel 134 d.C., sotto il comando del governatore della Cappadocia, Arriano,  insieme alla legio XV Apollinaris , la XII partecipò, con molta probabilità, alle campagne partiche  di Lucio Vero (162-166): una unità mista della XII e della XV, infatti, controllò per qualche tempo la capitale armena di Artaxata.

Legio XII Fulminata, la pioggia miracolosa

Legio XII Fulminata, la pioggia miracolosa

Durante le guerre marcomanniche condotte da Marco Aurelio, la legio XII Fulminata venne mobilitata per le campagne contro i Quadi, ed è proprio in questo contesto che avvenne il famoso prodigio della “pioggia miracolosa” narrato anche nei fregi della colonna aureliana. Secondo Cassio Dione un mago egiziano di nome Harnuphis evocò il dio Mercurio e ottenne la caduta della pioggia; secondo lo scrittore cristiano Tertulliano, invece, il fenomeno miracoloso fu dovuto alle preghiere dei soldati, che erano cristiani, fatto sta che l’acqua caduta dal cielo ristorò la legione salvandola dalla capitolazione. Tornata a Metilene nel 175 d.C., la XII legione rimase fedele a Marco Aurelio durante il tentativo di rivolta di Avidio Cassio, autoproclamatosi imperatore dopo la falsa notizia della morte di Marco Aurelio. Per tale fedeltà la legione ricevette il titolo onorifico di “Certa Constans”  sempre affidabile. Nella guerra al trono che si sviluppò dopo la morte di Pertinace, la XII legione scelse di sostenere Pescennio Nigro, ma quando quest’ultimo fu sconfitto da Settimio Severo il reparto venne messo come riserva nelle vittoriose campagne partiche del nuovo imperatore, forse come punizione per aver sostenuto Nigro. Dal III al V secolo la legio XII Fulminata stazionò sempre a Melitene, divenuto importante centro del cristianesimo. Proprio a riguardo sappiamo che un soldato della dodicesima venne giustiziato in quanto cristiano sotto l’Impero di Valeriano, che a sua volta venne sconfitto e catturato dai Sasanidi. Proprio questo evento favorì il collasso dell’Impero che ad occidente perse la Gallia e il Regno di Palmira in oriente. In quel periodo si sa che la XII Fulminata fu sotto il comando del signore di Palmira, Settimio Odenato, e ricevette gli onori dall’Imperatore Gallieno, che concesse alla legione il titolo di “Galliena”. Si hanno poche testimonianze riguardo alla storia successiva della legione: rimase indubbiamente coinvolta negli eventi che accaddero lungo la frontiera orientale dell’impero, perché all’inizio del V secolo si trovava ancora a Melitene, sotto il comando del Dux Armeniae.

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