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Il Lanista

Il Lanista era il proprietario del “Ludus”, ovvero della palestra, all’interno della quale i gladiatori vivevano e si addestravano quotidianamente, imparando l’arte della cosiddetta “gladiatura”. Questa arte che contraddistinse la storia di Roma per secoli, nacque come forma di onoranza funebre per i nobili romani, mediante i combattimenti dei “bustuari”,  secondo il teologo, Isidoro di Siviglia, invece, avrebbe un’origine etrusca.

IL LANISTA, I BUSTUARII:

Il Bustuario nella Roma antica rappresentava una categoria di lottatori, che combattevano accanto al “bustus” o alla pira funebre  della persona deceduta e che si intendeva commemorare. Anticamente, l’usanza originaria, voleva che sulla tomba del defunto venisse versato il sangue di alcuni prigionieri di guerra, che attraverso il loro trapasso, avrebbero garantito al defunto la grazia degli Dei degli Inferi, accogliendone i resti. Esempi di tali procedure si ritrovano nell’Iliade di Omero, nell’occasione delle esequie di Patroclo, e in altre rappresentazioni di vari tragediografi greci. Ai tempi dei romani questa usanza appariva già troppo barbara, e per l’occasione venivano designati alcuni gladiatori, i Bustuarii appunto, a combattere e a spargere il loro sangue, che si riteneva  potesse avere lo stesso effetto.

IL LANISTA, LA PROFESSIONE:

Il lanista era ne più ne meno un imprenditore, specializzato nel commercio dei gladiatori,  che affittava all’organizzatore dei giochi (munerarius), assicurandosene il profitto. Questo guadagno non veniva meno neppure se il gladiatore, o i gladiatori, impegnati perdevano la vita durante i combattimenti, in questo caso infatti, l’organizzatore era tenuto a risarcire il lanista per il valore del lottatore perduto, come indennizzo per i mancati incassi futuri,  per questo motivo  le morti dei gladiatori nell’arena erano molto meno frequenti di quel che si possa pensare. Per questi motivi la professione del lanista era ritenuta dalla società romana, di livello infimo, e perciò profondamente disprezzata, tanto da considerarla di minor livello persino di quella dei cosiddetti lenoni, ovvero coloro che traevano profitti dallo sfruttamento della prostituzione. Generalmente il lanista era un ex gladiatore, coadiuvato nella sua attività da alcuni “Doctores”, veterani che giunti al termine della loro attività venivano affrancati,  ed insigniti del “Rudis”, la spada di legno che rappresentava il raggiungimento della loro ritrovata libertà. Questi Doctores portavano sempre con loro un bastone, segno del loro comando ed avevano l’importante compito di riporre in appositi punti della palestra, i vari equipaggiamenti per l’addestramento dei gladiatori, a seconda delle abilità di ciascuno di loro.

Il Lanista
Il Lanista

IL LANISTA, RECLUTAMENTO E ADDESTRAMENTO:

I gladiatori erano quasi tutti condannati a morte, criminali, prigionieri di guerra e schiavi, ma talvolta potevano essere anche uomini liberi che sceglievano deliberatamente, tramite giuramento al lanista, quel duro stile di vita attratti dai possibili lauti guadagni. Dopo un periodo iniziale di ambientamento, il lanista, insieme ai suoi collaboratori,  verificava le caratteristiche fisiche e la mobilità sul campo dei suoi uomini, dopo di che insieme ad un “medicus”, dopo aver constatato lo stato complessivo di salute, assegnava loro l’arte gladiatoria più indicata, con l’aiuto di una dieta specifica ed esercizi particolari per mantenere la tonicità muscolare. La disciplina all’interno della palestra era ferrea fin dai primi momenti e gli allenamenti si facevano sempre più estenuanti fino al momento in cui i novizi venivano introdotti gradualmente all’arte del duello, prima contro alcune sagome (Palum), e poi contro avversari in carne ed ossa, ma con armi fittizie. Al termine di tutto ciò, il risultato finale vedeva nascere dei veri professionisti dello spettacolo, addestrati per ottenere validi combattimenti e consapevoli di ogni segreto di quella professione. I gladiatori appartenenti alla stessa palestra facevano parte di un gruppo detto: “Familia gladiatoria”.

La scuola gladiatoria più importante di Roma era senza dubbio il “Ludus Magnus”, adiacente al Colosseo, e collegata ad esso tramite una galleria sotterranea, ma nei suoi pressi, sorgevano altre strutture come il “Ludus Gallicus” o il “Ludus Dacicus”, che prendevano il nome dalla provenienza dei gladiatori in esse ospitate. Oltre a questa, in Italia si distinguevano le scuole gladiatorie di Ravenna, Pompei e Capua, proprio quest’ultima è passata alla storia per essere di proprietà del lanista, Lentulo Batiato, dove il trace Spartaco diede vita alla celebre rivolta che mise la repubblica romana in difficoltà per diverso tempo. Proprio in virtù di quell’evento catastrofico, la professione del lanista inziò il suo decadimento,  in quanto il Senato venne indotto ad assumere provvedimenti più restrittivi sul controllo dei gladiatori, sull’organizzazione degli spettacoli, e su tutto il circuito gladiatorio in generale, svuotando così della sua importanza la professione del lanista, la cui autorità rimase in vigore solo nelle province più lontane dell’impero romano.

LENTULO BATIATO:

Gneo Cornelio Lentulo Batiato, presumibilmente caduto durante la rivolta di Spartaco nel 73 a.C., fu senza dubbio uno dei lanisti più prestigiosi del suo tempo, e uno dei pochi di cui si sia riuscito a tramandarne la memoria fino ai giorni nostri. Egli viveva all’interno del suo Ludus Gladiatorius a Capua, circondato dal lusso e da ogni sfarzo possibile, riceveva i senatori provenienti da Roma e altri esponenti del patriziato, proponendo per loro spettacoli e duelli incredibilmente apprezzati, ma soprattutto i meglio pagati di tutto il territorio italico. Una serie di evidenze hanno riconosciuto in lui il gestore della scuola gladiatoria all’epoca della rivolta di Spartaco e dei suoi compagni, un evento che rappresentò la scintilla che diede il via alla terza e forse più sanguinosa guerra servile, un conflitto che minacciò pericolosamente la stessa Roma.

 

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