Il Turismo nella Roma antica

E’ proprio così, il turismo nella Roma antica, esisteva, ed era più rinomato che mai, naturalmente fra le fasce più abbienti della popolazione. Ogni romano che aveva la possibilità di viaggiare amava particolarmente recarsi in Grecia o in Egitto, per visitare i monumenti più celebri, cosa che conferma ancora una volta che la voglia di conoscere il mondo non è una caratteristica del mondo di oggi, ma lo era allo stesso modo anche per gli antichi.

Il Turismo nella Roma antica
Il Turismo nella Roma antica

Usanza praticata regolarmente oggi da milioni di persone, il turismo nella Roma antica, era più presente che mai. Ogni romano era quasi obbligato a viaggiare, sia che fosse per motivi commerciali, piuttosto che militari, o religiosi, vi era anche chi lo faceva per motivi prettamente legati allo svago e al relax. La stessa parola “turismo”, rimanda al latino “tornare”, ovvero girare, contemplando quindi l’idea di un viaggio con rientro, non molto diverso dalle nostre ferie estive. A tal proposito, i nobili romani infatti distinguevano, “il negotium”, periodo dedicato agli impegni e agli affari quotidiani e “l’otium”,  un periodo durante il quale ci si allontanava dal caos cittadino per recarsi nei possedimenti in campagna o in località marittime, per potersi rilassare e godere di tutti gli svaghi del caso.

Già all’epoca viaggiare per piacere esercitava grande fascino fra i romani, particolarmente nel II e III secolo d.C., quando presero piede vari racconti di avventure in terre lontane, come “le Efesiache o le Etiopiche”,  grazie alle quali i lettori, si trovavano completamente immedesimati nelle avventure di giovani innamorati, che al termine di numerose peripezie, si trovavano circondate da tribù esotiche, trasportando l’appassionato in località lontanissime con la semplice immaginazione. I più colti avevano anche la possibilità di consultare le dettagliate descrizioni dei monumenti più antichi e famosi, in particolare presenti in Grecia, in Egitto, ma anche nell’Italia meridionale, questi volumi, chiamati “periegesi”, equivalevano più o meno alle odierne guide turistiche, e contenevano varie informazioni sulle usanze tipiche di una determinata zona, e sulle relative feste religiose. In diverse occasioni, sono proprio gli autori greci e romani a fornirci indicazioni su quali fossero le mete preferite dai romani, uno di questi è senza dubbio Seneca, egli infatti scrive spesso che usciva da Roma tutte le volte che poteva, perchè ciò gli permetteva di conoscere persone diverse, e scoprire posti nuovi, in particolare i fiumi, un elemento spesso divinizzato dai romani e che esercitava un grande fascino sulle popolazioni antiche. Non a caso, Seneca, cita più volte il Nilo o il Tigri, come mete di viaggio.

il turismo nella roma  antica, viaggi in grecia:

Per l’immenso patrimonio culturale che custodiva, la Grecia era senza dubbio una delle mete più gettonate da visitare per gli antichi romani, d’altra parte quei territori da sempre evocavano le tragedie dei poemi omerici. A Pilo si poteva ammirare il sepolcro di Nestore, ad Atene quello di Edipo, Agamennone a Micene, mentre Oreste riposava a Sparta. Sulle rive opposte, a Troia, dai quali i romani discendevano, si potevano ancora riconoscere le tracce dei campi Achei, e del tempio di Zeus, nel quale perse la vita Re Priamo, per mano di Neottolemo, tuttavia il luogo era più rinomato per le presunte tombe di Ettore e Achille, sulle quali si fermarono nel corso dei secoli, Giulio Cesare, Adriano, Caracalla, Diocleziano e Costantino. Le tappe obbligate di un viaggio in Grecia erano Corinto, Delfi, Epidauro, Sparta e Olimpia, in particolare quest’ultima veniva presa d’assalto in occasione degli storici giochi di atletica, durante i quali anche le guerre venivano fermate. Altra località prestigiosa era l’isola di Rodi, sul cui porto svettava il colosso, altro 33 metri e crollato a seguito di un terremoto nel 226 a.C., i visitatori si dilettavano ad esplorarne i resti, che col passare del tempo erano diventati una serie di gallerie naturali, fra le quali si riuscivano a scorgere gli arti sgretolati della statua.

il turismo nella roma  antica, la passione per l’antico egitto:

La terra che però destava più fascino era senza dubbio l’Egitto, gli strani riti religiosi, la scrittura dei geroglifici, erano tutte cose che disorientavano, ma al tempo stesso affascinavano tantissimo i romani. Gli stessi monumenti, lasciavano a bocca aperta, la maestosità delle piramidi o le tombe sotterranee della valle dei Re, portavano già all’epoca i segni dei viaggiatori che da li erano passati. Da questi sappiamo per esempio che il centurione Januarius, visitò le cripte con la figlia, oppure che un certo Antonio trovò la valle dei Re, altrettanto stupefacente di Roma. Una buona metà di queste incisioni sono state rinvenute nel sepolcro di Ramses VI e alcune di esse recitano i commenti di alcuni visitatori, ad esempio un anonimo scrive: “non mi è piaciuto per niente, se non per il sarcofago”, oppure un avvocato di nome Bourichios, si lamenta dei geroglifici: “di questa scrittura non si capisce niente!”. Un altro monumento celebre e molto visitato era la coppia di statue sedute di Amenofi III, che i romani e i greci ribattezzarono come colossi di Memnone, ritenendo che una delle due sculture, raffigurasse il Re etipoe, alleato dei Troiani. Alcuni arrivavano persino ad ingaggiare degli scalpellini locali, affinchè vi incidessero i loro componimenti, come ad esempio il poeta Paone che scrisse alcuni versi dedicati a Mezio Rufo, oppure come la poetessa Giulia Balbilla che viaggiava al seguito dell’Imperatore Adriano.

Il Turismo nella Roma antica
Il Turismo nella Roma antica

il turismo nella roma  antica, viaggi per lavoro ma anche per piacere:

Il turismo era molto frequente non solo per i facoltosi, ma anche per quelli che per motivi di lavoro o per necessità militari, si trovavano già distanti da Roma.  Un caso emblematico è quello del generale Lucio Emilio Paolo, che dopo la vittoria di Pidna, nel 168 a.C.,  non perse l’occasione per visitare la Grecia, recandosi a Delfi, ad Atene, Epidauro e ad Olimpia. Alcuni anni più tardi, anche il senatore Lucio Memmio trovò la soluzione per associare un viaggio lavorativo ad un periodo di “Otium”. Nel corso di una visita alla città di Arsinoe, il senatore fu accolto con tutti gli onori da un funzionario del faraone Tolomeo IX, che durante il suo soggiorno, non fece mancare nulla al prestigioso ospite, fra queste non mancò una visita al coccodrillo che secondo gli egizi, incarnava il Dio Sobek. Non sempre però era necessario recarsi dall’altra parte del Mediterraneo per godersi un periodo di relax, e già a partire dall’epoca repubblicana, molti facoltosi iniziarono a dotarsi di una villa al mare o in campagna, anche solo a pochi chilometri dalla capitale. Sicuramente una delle zone preferite dai romani per trascorrere lunghi periodi di vacanza, era la Campania, celebri erano le località di Pompei, Ercolano e Stabiae, facilmente raggiungibili e dotate di un clima invidiabile, il che ne facevano un polo turistico ricercatissimo. Sulle coste campane ci si dedicava a gite in barca, ricchi banchetti, letture, passeggiate a cavallo, musica e gare di pesca, ma uno dei passatempi preferiti era senza dubbio la caccia.

Oggi possiamo avere un’idea del lusso di queste ville, dotate di ninfei, e bellissimi giardini, abbelliti con sculture di marmo o bronzo, ispirate alla cultura greca, dove un patrizio romano poteva davvero sentirsi un piccolo sovrano ellenistico dell’epoca.

Credits to:

https://www.storicang.it/a/roma-va-in-vacanza_14797

 

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