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La Devotio

La Devotio indica propriamente un rito della religione romana con il quale un generale, impegnato in una battaglia, poteva “votare” se stesso o un soldato vicino, agli Dèi degli inferi, oppure fare la stessa cosa con un insediamento appena conquistato e abbandonato dalle sue divintà tutelari.

LA DEVOTIO DUCIS:

Il tipo di Devotio più celebre e documentata è la Devotio Ducis, un rito  praticato quando la sorte della battaglia appariva ormai compromessa. Nell’occasione, il magistrato impegnato nella battaglia, che poteva essere un console, un pretore oppure il dittatore in persona, o in alternativa un legionario vicino da lui scelto, “votava” se stesso alle principali divintà dello Stato e a quelle degli inferi,  seguendo un rigido e antico rituale. Il magistrato o il soldato da lui prescelto, terminato questo rito, si lanciava impetuosamente dove le schiere nemiche erano più folte, con l’unico scopo di trovarvi la morte portando idealmente con se il nemico, rincuorando le truppe in difficoltà nel tentativo di raddrizzare una battaglia ormai compromessa. Secondo le antiche credenze tutto ciò avveniva grazie all’intervento divino, sollecitato dal sopra citato sacrificio, ma certamente, più realisticamente, l’estremo gesto che coinvolgeva il comandante in prima persona aveva un effetto psicologico tutt’altro che trascurabile sia sulle fila dei nemici che fra quelle romane che riconoscevano il massimo impegno in quel gesto estremo. La Devotio Ducis nel corso della storia risulta particolarmente legata alla gens plebea dei Decii Mures, infatti la tradizione vuole che ben tre membri di questa gens abbiano compiuto questo rituale, in tempi diversi, nel corso di tre diverse battaglie. Il primo fu Publio Decio Mure nel corso della battaglia del Vesuvio nel 340 a.C., fu poi suo figlio nella battaglia di Sentino nel 295 a.C., a seguirne le gesta, anche il nipote poi si sacrificò nella battaglia di Ascoli Satriano nel 279 a.C..

LA DEVOTIO DI PUBLIO DECIO MURE:

Di queste tre Devotio, quella giunta fino a noi con più dovizia di particolari, è la prima, e si svolse durante la guerra contro i latini, nella battaglia del Vesuvio, nella quale l’esercito romano era guidato dai due comandanti Tito Manlio Torquato, e Publio Decio Mure. Dopo le prime fasi della battaglia che videro un sostanziale equilibrio, le prime file dei romani inziarono poco a poco a cedere terreno rischiando di essere sopraffatte. A quella vista Publio Decio Mure, che a differenza del collega aveva ricevuto ausipici meno favorevoli del collega, chiamò il Pontefice Massimo, Marco Valerio, pregandolo di istruirlo precisamente sul rito per il quale si sarebbe dovuto sacrificare in nome delle legioni e della vittoria finale.  Precedentemente alla battaglia, quando i due consoli si trovavano accampati, la leggenda vuole che i comandanti ebbero una visione nella quale un uomo di elevata statura affermava che la vittoria sarebbe andata ai romani solo nel caso uno dei due consoli si fosse sacrificato agli Dei Mani e alla Madre Terra, offrendo se stesso e le schiere nemiche. Queste premonizioni, confermate anche dagli aruspici, vennero comunicate a legati e tribuni ma non all’esercito per non creare turbamento. Tutti questi elementi lasciano supporre l’eccezionalità dell’evento, facendo immaginare che il rito della Devotio fosse già un rito poco praticato, oppure non più in uso da diverso tempo, ma torniamo sul campo di battaglia alle pendici del Vesuvio….

La Devotio di Publio Decio Mure nel dipinto di Rubens
La Devotio di Publio Decio Mure nel dipinto di Rubens

Appurata la necessità di compiere il rito, Publio Decio Mure si preparò a seguire le istruzioni del Pontefice Massimo. Marco Valerio quindi ordinò al console romano di indossare la toga praetexta e di coprirsi il capo, caratteristica usuale di chi si apprestava a compiere un sacrificio, dopo di che, toccandosi il mento con una mano, afferrando se stesso come vittima del sacrificio, e impugnando un giavellotto, il console pronunciava una formula nella quale si richiedeva ad una serie di divinità, di concedere la vittoria ai romani e di seminare morte e terrore fra i nemici. Fermatosi la toga, facendosi passare un lembo sotto il braccio destro in modo da formare una sorta di cintura,  Publio Decio Mure senza esitazioni saltò a cavallo e si lanciò impetuosamente nel cuore dell’esercito nemico sconvolgendolo e terrorizzandolo. Il console trafitto da una gran quantità di dardi trovò presto la morte, ma il suo gesto fece ritrovare il coraggio alle legioni in difficoltà che ripresero a combattere con più convinzione, trovando infine una insperata vittoria.

LA DEVOTIO HOSTIUM:

Questo secondo tipo di Devotio, era un rito che aveva luogo dopo la conquista di una città nemica. Essa avveniva in seguito ad una “evocatio”, un rito sembra ben più antico della stessa Devotio,  che annientava prima “religiosamente” l’insediamento nemico, privandolo della tutela delle divinità, prima di passare a quello fisico vero e proprio, anche se va detto che non sempre una città privata delle proprie divinità veniva poi distrutta. Questa seconda variante di Devotio, a differenza della prima, venne praticata molto spesso e in particolare dopo la caduta di importanti città, nemiche storiche di Roma, quali Veio, Cartagine e Corinto. Rispetto alla Devotio Ducis, l’oggetto della richiesta della Devotio hostium era molto più vasto, contro la città, i campi, l’esercito e in generale contro ogni civile nemico  venivano invocate fuga, paura e terrore, allo stesso modo si invocava la salvezza per il generale e l’esercito romano. Anche in questo caso colui che officiava il rito era il magistrato al comando delle operazioni, nel caso le invocazioni avessero trovato riscontro si sarebbero sacrificate tre pecore di colore nero, quanto agli Dèi invocati in tale rituale troviamo Veiove, gli Dèi Mani, la Dea Tellus, e infine Giove come divintà garante dei patti.

Per concludere possiamo affermare che  le devotiones erano pratiche magiche strettamente legate alle defixiones, con cui un offerente si rivolgeva ad una divinità, non necessariamente infera, per domandare, sotto forma di preghiera, giustizia per qualche torto subito o che immaginava di subire. Elementi caratteristici sono il nome della divinità, il nome di chi a lei si rivolge, l’esposizione dell’accaduto, la promessa di una ricompensa da offrire alla divinità. Per difendersi dalle pratiche magiche e dalle malattie si ricorreva a vari rimedi, dall’uso di olii con cui spalmare il corpo, alle collane  di corallo o in ambra. Grande potere veniva attribuito ai “phylaktéria”, striscie di papiro o  lamine di metallo prezioso recanti formule di invocazione a divinità protettrici, che venivano strettamente arrotolate e inserite in una capsula da portare al collo.

Credits to:

http://mundos-inconclusos.blogspot.com/2018/06/la-devotio.html

https://fr.wikipedia.org/wiki/Fichier:Rubens_-_Morte_di_Decio_Mure_(Bozzetto).jpg

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