L’Arco di Settimio Severo

Arco a tre fornici, l’Arco di Settimio Severo venne eretto fra il 202 e il 203 d.C.; situato all’angolo nord-ovest del Foro romano  sorge su uno zoccolo in travertino, in origine accessibile solo per mezzo di scale.

L'Arco di Settimio Severo
L’Arco di Settimio Severo

L’Arco di Settimio Severo, la storia:

L’Arco di Settimio Severo, come detto in precedenza fu eretto dal Senato romano fra il 202 e il 203 d.C., per celebrare il decimo anno di regno dell’Imperatore stesso e per onorarne le vittoriose campagne militari in Partia nel 195 d.C.  e dal 197 al 198 d.C.. L’Arco posto nel Foro faceva coppia con l’Arco di Augusto, anch’esso costruito per celebrare una vittoria sui Parti. Questi due monumenti insieme ad un altro arco trionfale (quello di Tiberio), e il portico di Gaio e Lucio Cesare, costituivano  uno dei quattro accessi monumentali alla storica piazza del Foro romano, non percorribile da carri: alcuni gradini posti sotto i fornici impedivano infatti il passaggio delle ruote.

L’Arco di Settimio Severo, la struttura:

L’Arco di Settimio Severo, alto ben 23 metri, largo 25 e profondo quasi 12, venne eretto in opera quadrata in marmo, con i tre fornici incorniciati sul lato frontale da colonne di ordine composito su alti blocchi scolpiti con Vittorie e varie figure di barbari.  Si tratta del più antico arco a Roma, conservato, con colonne libere anziché addossate ai piloni. I fornici minori laterali sono messi in comunicazione con quello centrale per mezzo di due piccoli passaggi arcuati. Sui due lati alti dell’Arco troviamo scolpita la seguente iscrizione:

” IMP · CAES · LVCIO · SEPTIMIO · M · FIL · SEVERO · PIO · PERTINACI · AVG · PATRI PATRIAE · PARTHICO · ARABICO · ET · PARTHICO · ADIABENICO · PONTIFIC · MAXIMO · TRIBUNIC · POTEST · XI · IMP · XI · COS · III · PROCOS · ET · IMP · CAES · M · AVRELIO · L · FIL · ANTONINO · AVG · PIO · FELICI · TRIBUNIC · POTEST · VI · COS · PROCOS · (P · P · OPTIMIS · FORTISSIMISQVE · PRINCIPIBUS) · OB · REM · PVBLICAM · RESTITVTAM · IMPERIVMQVE · POPVLI · ROMANI · PROPAGATVM · INSIGNIBVS · VIRTVTIBVS · EORVM · DOMI · FORISQVE · S · P · Q · R”. 

Una piccola curiosità riguarda la quarta riga dell’iscrizione, in origine infatti la frase originale era: ” ET P(ublio) SEPTIMIO L(uci) FIL(io) GETAE NOBILISS(imo) CAESARI”. La dedica a Geta, dopo il suo assassinio e la conseguente “damnatio memoriae” perpetrate dal fratello Caracalla, venne rimossa e sostituita con quella attualmente leggibile.  Sopra l’arco, in origine, come rilevato su alcune monete, campeggiavano la quadriga imperiale e altri complessi statuari. I due lati principali dell’arco erano decorati da rilievi. Ai lati del fornice centrale si trovano le usuali Vittorie con trofei, che volano sopra figure che simboleggiano le quattro stagioni. Sui fornici minori laterali si trovano gli stessi motivi, ma le personificazioni questa volta rappresentano dei fiumi, in più un piccolo fregio rappresenta la processione trionfale. Sui blocchi delle colonne troviamo infine rappresentazioni di soldati romani con prigionieri parti. La parte più rilevante del monumento è comunque rappresentata dai quattro grandi pannelli posizionati negli spazi al di sopra dei fornici più piccoli. In questi pannelli possiamo trovare la narrazione delle campagne partiche intraprese da Settimio Severo e dai suoi figli Caracalla e Geta,  organizzata in fasce orizzontali da leggere dal basso verso l’alto, come consueto nella pittura trionfale e nelle narrazioni da essa derivate, come ad esempio dalla Colonna di Traiano e da quella di Marco Aurelio. Vediamo ora nel dettaglio cosa contengono i quattro grandi pannelli:

Nel primo pannello, collocato a Sud Est, troviamo gli avvenimenti accaduti nel 195 d.C., la partenza dell’esercito romano dagli accampamenti, lo scontro armato fra Parti e Romani, la liberazione della città di Nisibis, la “adlocutio” di Settimio Severo.

Nel secondo pannello, collocato a Nord Est, inizia la narrazione delle campagne del 197-198 d.C., in esso possiamo riconoscere la partenza dell’esercito di Roma, con tanto di macchine d’assedio, verso la città di Edessa, che per tutta risposta spalanca le porte in segno di accoglienza e invia dignitari e vessilli in atto di sottomissione. La resa di Re Osroene  il cui esercito si mescola a quello romano venendo poi arringato dall’imperatore, inoltre è possibile riconoscere il rito della “profectio” celebrato per la vittoriosa penetrazione romana in territorio nemico.

Nel terzo pannello, situato a Nord Ovest, troviamo l’avvicinamento dei romani a Seleucia, la resa dei Parti, e l’ingresso vittorioso di Settimio Severo in città.

Nel quarto pannello, collocato a Sud Ovest, troviamo l’assedio romano alla capitale dei Parti, Ctesifonte, la probabile elevazione al rango di “Augusto” di Caracalla, la “adlocutio” di Settimio Severo, e un cavaliere che allude presumibilmente al ritorno della spedizione.

Le scene scolpite vennero probabilmente create usando come modello le pitture che narravano i fatti della guerra inviate dalla Mesopotamia al Senato in preparazione del trionfo, che venne  rimandato dall’imperatore e successivamente  mai celebrato. I modelli più diretti per i rilievi furono sicuramente le due colonne già esistenti cioè quella di Traiano e quella di Marco Aurelio, ma più in particolare la seconda per la tecnica narrativa molto essenziale, qui ancora più riassuntiva e schematica. Ma una novità ancora più evidente è la rappresentazione della figura umana, ormai appiattita in scene di massa. Si tratta di una testimonianza evidente della nascita di nuovi stili legati al filone dell’arte provinciale e plebea che dominarono successivamente tutta l’arte tardo-antica. Funzionari, artisti e imperatori stessi infatti provenendo dalle province portarono a Roma, con un’influenza sempre crescente, i caratteri dell’arte tipici proprio delle loro terre di origine. Un altro segno evidente di queste nuove tendenze è la figura dell’imperatore che, circondato dai suoi generali, arringa la folla durante la “adlocutio”: non siamo ancora alle rappresentazioni tipiche  del IV secolo, ma già l’imperatore si trova su un piano rialzato, emergendo sulla massa dei soldati come un’apparizione divina, tendenza ancora più evidente sull’arco di Costantino eretto il secolo successivo.

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