Romani in America, leggenda o realtà?

La scoperta dell’America, così come tentare di individuare i primi scopritori di essa, sembra essere negli ultimi anni oggetto di  varie dispute fra archeologi, storici e studiosi. Appurato con una certa sicurezza che  quella di Cristoforo Colombo rappresenti solo una data ufficiale, in questi ultimi decenni sembra certo che i primi a sbarcare sulle coste americane siano stati i vichinghi, ma ecco che ulteriori evidenze archeologiche sembrano soppiantare gli antichi scandinavi con i pionieri di un’altra e ancora più antica civiltà: i Romani.

Romani in America, leggenda o realtà? la spada dell'isola di Oak
Romani in America, leggenda o realtà? la spada dell’isola di Oak

 

Romani in America, leggenda o realtà?

Alcuni ritrovamenti archeologici sulle coste orientali del Canada, o addirittura sulle coste del Texas, sembrano infatti andare in questa direzione, primo fra tutti il ritrovamento del relitto di una nave  i cui dettagli tecnici e strutturali riportati dalle cronache dell’epoca del ritrovamento (1886), non fanno pensare ad un tipo di imbarcazione di epoca coloniale, bensì ad un vascello molto più antico e totalmente sconosciuto ai popoli d’età precolombiana. A questa sensazionale scoperta vanno aggiunte le varie monete, alcune con l’effigie di Traiano ritrovate all’inizio degli anni 90, e i vari manufatti dissotterrati nelle vicinanze, come spiegare quindi la collocazione di tali importanti reperti? Secondo alcuni studiosi non ci sono dubbi, l’antica imbarcazione ritrovata nel 1886 apparterrebbe ad una nave mercantile romana, salpata in epoca tardo  imperiale, probabilmente dalle coste iberiche, naufragata in seguito ad una violenta burrasca, che in seguito, con l’aiuto dei venti alisei, avrebbe trasportato i superstiti fin nel Golfo del Messico, e poi sulle coste del Texas, luogo del ritrovamento definitivo. Ma le antiche tracce romane nel continente americano non si limitano soltanto al Texas; negli ultimi duecento anni circa 60 monete coniate tra il I sec. a.C. ed il IV d.C. sono state infatti rinvenute in diversi altri stati degli Stati Uniti, trentotto delle quali ritrovate nel Kentucky, due nel Tennessee, una decina in Massachussets, e le restanti sparse tra North Carolina, Ohio, Georgia e Oklahoma. Ancora più sbalorditivi sono risultati altri ritrovamenti in America latina, e in particolare in Messico e in Brasile. Nello stato centro americano è stata ritrovata una statuetta antropomorfa di evidente fisionomia e fattura romana, recuperata in una piramide azteca della valle di Toluca (65 Km da Città del Messico), e recentemente datata dagli studiosi al II sec. d.C. Nel 1976 in Brasile, al largo delle coste di Rio de Janeiro,  invece ha stupito tutti un incredibile ritrovamento di una nave romana, l’analisi del carico ha permesso agli studiosi di datare con una certa sicurezza al 250 d.C., il bastimento romano. Ma non è tutto, analizzando i reperti è stato possibile risalire da quale porto fosse partito il mercantile,  ossia l’antico scalo cartaginese di Zilis (attuale Asilah, Marocco), affacciato per l’appunto sull’Atlantico.

 

Romani in America, leggenda o realtà?, la spada dell’isola di Oak:

Particolare è il caso dell’Isola di Oak,  a sud della regione della Nuova Scozia in Canada, dove alcuni esperti del famoso canale televisivo internazionale History Channel, durante le registrazioni di un documentario hanno ritrovato i resti niente meno che di una nave romana , datata al primo secolo dopo Cristo, e di una  spada corta da cerimonia, della stessa provenienza. Il team di ricercatori impegnati sul luogo assicurano che i reperti sono al 100% di origine romana. Le analisi ai raggi X effettuate sulla spada confermano che i materiali di cui è composta, coincidono con quelli usati nella Roma antica. Alcune spade simili sono state rinvenute in Europa. Questo modello di spada presenta una raffigurazione di Ercole sull’impugnatura e si ritiene sia una spada cerimoniale data dall’imperatore Commodo ai guerrieri e ai gladiatori più meritevoli.  Il Museo di Napoli ha ritenuto autentica questa spada e ha creato delle repliche di una di queste spade nella sua collezione, portando alcuni a domandarsi se quella dell’isola di Oak non sia anch’essa una replica.

Romani in America, leggenda o realtà?
Romani in America, leggenda o realtà?

 

Romani in America, leggenda o realtà?, il mosaico con l’ananas:

Girando nel Museo del Palazzo Massimo alle Terme di Roma si può fare una scoperta incredibile. Su un pavimento a mosaico del secondo piano, nella galleria dedicata agli affreschi, mosaici e stucchi del mondo classico, si nota qualcosa di molto particolare. Il mosaico datato agli inizi del I secolo dopo Cristo, riproduce un cesto di frutta che nasconde un vero mistero. In esso, sono riprodotti partendo da sinistra, alcuni fichi, delle mele cotogne, un grappolo di uva nera, alcune melagrane e un alimento impossibile: un ananas. La presenza di questo succoso frutto ha lasciato senza parole, perché la pianta dell’Ananas sativus, appartenente alla famiglia delle Bromeliacee, arrivò nel vecchio continente solo dopo i viaggi di Cristoforo Colombo. Quindi prima della scoperta dell’America gli Occidentali non potevano conoscere questo frutto tropicale. Dopo la scoperta del frutto tropicale nel mosaico romano le visite al museo sono diventate più suggestive, poiché i turisti vogliono vedere con i loro occhi l’esistenza di questo frutto impossibile. In realtà non è la prima volta che compare un figura simile a quella dell’ananas in un’opera romana, un affresco trovato nella casa dell’efebo a Pompei mostra un ananas ed una statuetta romana, conservata a Ginevra, rappresenta un bambino che tiene per il ciuffo un ananas. Impossibile parlare solo di coincidenze, è evidente, anche se non si sa come, che i romani all’inizio del I secolo dopo cristo conoscessero già l’ananas.

 

Romani in America, leggenda o realtà?, conclusioni:

Per concludere le navi romane erano attrezzate per lunghe navigazioni ed erano perfettamente in grado di raggiungere le sponde del continente americano: potevano, infatti, navigare controvento e avevano lo scafo foderato in piombo per affrontare in sicurezza le traversate transatlantiche. La loro velatura, in particolare, era strutturata per la navigazione di bolina in grado di sfruttare il vento contrario. La scoperta di questo dettaglio è dello studioso e divulgatore scientifico Elio Cadelo che ha intuito la presenza del fiocco di prua nella rappresentazione di numerose navi romane ritratte nei bassorilievi di diverse città romane come ad esempio a Leptis Magna. Le prove di questi scambi tra il Mediterraneo e l’America in epoca romana sono nelle numerose rappresentazioni di ananas ritratti in mosaici, pitture e sculture di età Imperiale. Questo frutto, che nelle case romane costituiva un lusso da esibire, poteva provenire solo dall’altra sponda dell’Atlantico poiché è originario del centro America.  Per non parlare del mais, una pianta di sicura origine americana, le cui pannocchie sono descritte già da Plinio il Vecchio nella Storia Naturale 1500 anni prima della scoperta dell’America e del girasole i cui semi sono stati rinvenuti in una imbarcazione del I secolo d.C. affondata al lardo dell’Isola del Giglio. È questo un altro tassello che si aggiunge ai moltissimi altri che documentano traffici commerciali insospettati: come il sorprendente rinvenimento di raffinati gioielli in vetro con foglie d’oro, provenienti da botteghe romane di età imperiale situate in una tomba principesca giapponese, non lontano da Kyoto. Si tratta di perline che i mercanti navali romani portavano spesso con sé, come oggetto di scambio. Ma non è necessario pensare che fossero proprio romani, i mercanti che le portarono fino in Giappone: quei gioielli potrebbero essere stati scambiati anche su altri approdi, prima di arrivare in Estremo Oriente. Peraltro, monete romane sono state restituite da scavi effettuati anche in Corea e perfino in Nuova Zelanda.

 

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