Spedizioni romane verso il Lago Ciad

Le spedizioni romane verso il Lago Ciad, come del resto quelle in direzione del fiume Niger, fanno parte delle prime esplorazioni compiute nei territori sub-sahariani da parte dell’Impero romano in quell’arco di tempo che va dal I sec. a.C. al I sec. d.C..

Le spedizioni romane verso il lago Ciad
Le spedizioni romane verso il lago Ciad

Spedizioni romane verso il Lago Ciad, contesto storico:

Tali missioni vennero effettuate in concomitanza con la creazione del limes romano nell’Africa settentrionale. Avvenne tra il 146 a.C. e il 42 d.C. che il potere romano in Africa si consolidasse dando il via a pericolosi attriti con la bellicosa tribù nomade dei Garamanti, stanziata all’epoca nel Fezzan, una regione desertica nel cuore dell’odierna Libia. Questa tribù africana traeva i suoi maggiori profitti attraverso il commercio con i possedimenti greci della costa come Cyrene, ma anche con la stessa Cartagine, non solo, i Garamanti fungevano anche da importante intermediario con le tribù sub-sahariane stanziate in Niger, in Mali e in Sudan. Al termine della terza guerra punica i Romani entrarono in contatto con questa realtà. Il dazio che i Garamanti imponevano al transito delle merci ai primi commercianti italici fu fin da subito molto gravoso, tanto da spingere gli stessi italici ad incoraggiare una spedizione punitiva romana nei confronti della bellicosa tribù. Nei piani di Roma entrava quindi di prepotenza l’esigenza di conquistare Garama, la capitale dei Garamanti, corrispondente all’odierna Germa, non che impossessarsi delle piste carovaniere al fine di eliminare definitivamente ogni tributo. Queste spedizioni portarono i romani fin oltre il Sahara in quelle terre che le carte geografiche rinascimentali riporteranno con la famosa dicitura “Hic sunt leones”.

Spedizioni romane verso il Lago Ciad, le spedizioni di Settimio Flacco e Giulio Materno:

Il Lago Ciad è un lago situato nel cuore del continente africano, residuo di un lago fossile assai più grande che, 10.000 – 12.000 anni or sono copriva gran parte dei territori degli attuali stati del Ciad e del Niger, arrivando a Nord fino al massiccio del tassili algerino, ad Est fino al Bahr el Ghazal in Sudan, ad Ovest fino all’arco del fiume Niger ed a Sud fino alla Repubblica del Centrafrica. Il lago, che tra il 1963 e il 2001 si è ridotto del 90 per cento in termini di superficie, passando da 25.000 a meno di 1.500 chilometri quadrati, è compreso tra Ciad, Niger, Camerun e Nigeria. Altri quattro paesi come Repubblica Centrafricana, Algeria, Sudan e Libia, condividono il bacino idrologico del lago, essendo perciò strettamente legati alla sua sorte. Al tempo delle spedizioni romane del I secolo d.C. il lago si stimava avesse una superficie ben più vasta di quella attestata negli anni sessanta. Per quel che riguarda il deserto del Sahara, superato dagli antichi romani, bisogna considerare che rappresentava, esattamente come oggi, uno dei luoghi più aridi e desolati dell’intero pianeta, la parola “Sahara” deriva infatti dall’arabo “Sah’rà” cioè: “Spazio vuoto”.

Fra il 76 e l’86 d.C., durante i regni di Tito e Domiziano,  due spedizioni romane, una guidata da Settimio Flacco e l’altra dal generale Giulio Materno,  si addentrarono in questi ostili territori al fine di punire quelle  popolazioni nomadi che razziavano i territori romani della Sirte. Tolomeo racconta che il generale Settimio Flacco  era partito dalle coste libiche, con ogni probabilità da Leptis Magna,  per recarsi nelle terre della tribù dei Garamanti, da dove raggiunse in tre mesi “la terra degli Etiopi” che “vivevano sulle rive del lago degli ippopotami”. Sempre Tolomeo ci parla anche dell’altra spedizione guidata da Giulio Materno, partito da Leptis Magna alla volta di  Garama, dove si era unito al re dei Garamanti per raggiungere “dopo quattro mesi di viaggio la regione di Agysimba, che è popolata da rinoceronti e nella quale vivevano gli Etiopi”. Non si hanno notizie particolareggiate dell’itinerario seguito dai due generali, ma sembra che da Leptis Magna si siano prima diretti a Ghadames presso gli alleati Garamanti. La spedizione di Flacco in particolare potrebbe aver preso la direzione occidentale in direzione di Sebha  per giungere fino a Tmassah. Sempre Tolomeo attesta che :” il paese di Agisymba, laddove si radunano rinoceronti, gazzelle ed antilopi è sottomesso al regno dei Garamanti ed è separato da esso da un’elevata catena montuosa”. Settimio Flacco sarebbe quindi transitato per le odierne Aozou e Bardai per giungere fino a Faya Largeau. Da qui, lo stesso generale avrebbe in seguito piegato verso la depressione del Bodele  dirigendosi poi ad Ovest, avrebbero incontrato prima il Lago Ciad e, successivamente i fiumi in cui trovarono ippopotami e coccodrilli e sulle cui rive pascolavano rinoceronti, elefanti e giraffe. Viceversa, la spedizione di Giulio Materno pare che, assieme ai Garamanti,  abbia puntato dritto sull’oasi di Cufra per entrare nell’altopiano del Ciad. Di qui sarebbe sceso a Fada, all’oasi di Archei, avrebbe poi attraversato la piana di Abechè per raggiungere i fiumi presso i quali erano stanziati elefanti e leoni, probabilmente i fiumi Bahr Salamat, e Bahr Aouk, al confine con la Repubblica Centrafricana.

Considerati i tempi, l’impresa ha veramente  dell’eccezionale, in quanto non era nota ai Romani la reale estensione del deserto del Sahara, per cui non era facilmente preventivabile il quantitativo d’acqua da immagazzinare alla partenza. Inoltre, essi avrebbero dovuto avvalersi di guide locali, forse Garamanti rinnegati, al fine di non perder l’orientamento. In ultimo, l’equipaggiamento di ogni singolo uomo, con ogni probabilità,  esulava dalla classica armatura  e dall’elmo in metallo, allo scopo di meglio tollerare il caldo torrido di quelle latitudini, così come lo zaino era quasi del tutto inutile, visto che non è affatto agevole costruire campi fortificati tra le dune di sabbia.

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