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Gli Elmi dei legionari

Gli elmi dei legionari romani variarono a seconda delle epoche, fin dalle origini l’esercito romano infatti modificò il proprio equipaggiamento, inizialmente in base al censo e alle proprie capacità economiche. Per esempio l’esercito che combattè sul fiume Allia, nel 390 a.C., contro i Galli guidati da Brenno, esteriormente non era molto diverso da una comune falange oplitica di matrice greca, La divisione per classi faceva si che non tutti i soldati fossero armati allo stesso modo, ma certamente i più abbienti potevano contare sull’uso di una lancia, di un ampio scudo rotondo, di un elmo e di un’armatura, tuttavia l’esito disastroso di quello scontro, dovuto anche ad una palese inferiorità numerica, porto i romani a pensare su come poter impiegare le proprie legioni in altri modi. Fu così che nel corso del IV secolo a.C., gradualmente vennero eliminati equipaggiamenti e tattiche legate all’impiego della falange, a beneficio del nuovo ordine manipolare, molto più versatile e redditizio, solo i triarii, l’ultima linea che entrava in azione solo in caso di estrema necessità, rimaneva legata al retaggio oplitico che si distingueva per l’utilizzo di lunghe lance. Naturalmente queste modifiche riguardarono anche gli elmi dei legionari che in principio seguivano completamente i modelli greci, di tipo corinzio o etrusco, e che successivamente si modificarono grazie agli spunti che i romani presero dall’incontro di altri popoli come galli e sarmati. Adattando poi gli elmi a seconda delle loro esigenze, spesso, a prescindere dall’epoca, questi venivano decorati con piume o crini di cavallo, sia per sembrare più alti e temibili agli occhi dei nemici, sia per differenziare i comandanti dai comuni legionari.

Gli elmi dei legionari
Gli elmi dei legionari

gli elmi dei legionari, la storia:

L’elmo, insieme al gladio e allo scudo, fu senza dubbio la dotazione utilizzata da ogni tipo di soldato, sia che si trattasse della fanteria, piuttosto che un’unità ausiliaria o della cavalleria, anche se va detto che in alcune circostanze questo poteva anche essere sostituito da un berretto frigio. Quello che invece cambiò nel corso della storia fu la qualità dei materiali coi quali erano costruiti, un pregio che migliorò progressivamente, per poi scadere radicalmente in epoca tardo imperiale quando i processi di produzione in serie, garantirono l’approvvigionamento a prezzi molto più contenuti a discapito della qualità. Al principio della storia militare di Roma, l’elmo era certamente di bronzo, ricalcando i modelli attici e corinzi in uso fra Greci ed Etruschi, ma dal III secolo a.C., nuovi modelli in uso fra i Greci come i beotici o i calcidici presero altrettanto piede, tuttavia, dal I secolo a.C., quello più tradizionalmente in uso divenne il tipico elmo di Montefortino ispirato e modellato sugli elmi utilizzati dai Galli.

Con il passare del tempo e l’avvento del principato, gli elmi dei legionari subirono ulteriori cambiamenti. Il classico Montefortino in bronzo, dal I secolo d.C., venne modificato in un imperiale gallico costruito in ferro con paragnatidi e tese a protezione della nuca, via via sempre più pronunciate e avvolgenti. Durante le campagne daciche di Traiano, gli elmi vennero poi rinforzati ulteriormente con croci di rinforzo sulla calotta per evitarne la rottura in conseguenza dei colpi delle terribili falci ricurve in uso fra i Daci, adottando contemporaneamente copri nuca e tese di protezione molto più ingombranti ed evidenti. Sempre nello stesso periodo venne introdotto un altro tipo di elmo italico, caratterizzato da elementi decorativi dorati, come ad esempio l’aquila imperiale. Venne poi aggiunto anche un gancio posto sul copri nuca che consentiva al legionario di tenere l’elmo al collo quando non in uso. Questo tipo di elmo sembra fosse progettato anche per montare una cresta piumata, verticale o orizzontale, per differenziare comandanti e centurioni. Questi ultimi portavano una cresta orizzontale di colore rosso dedicata a Marte, Dio della guerra, mentre i tribuni e i legati avevano una cresta posta in verticale, spesso molto variopinta, al contrario dei portatori di insegne che invece abitualmente ricoprivano il loro elmo con pelli di animali che simboleggiavano la forza, come ad esempio orsi volpi o leoni.

Sul monumento di Adamklissi, eretto dalle legioni romane in Dacia per onorarne la conquista sotto la guida di Traiano, si notano diversi elementi molto interessanti sul loro equipaggiamento. Nessun soldato viene rappresentatro con la classica lorica segmentata, preferendo la hamata o la squamata, mentre alcuni sembrano indossare diversi elmi di tipo cilindrico, di chiara matrice sarmata, che però entreranno in uso circa due secoli dopo fra le fila dell’esercito. Sullo stesso trofeo tutti i legionari sono in possesso del classico scutum rettangolare, del gladio e dell’immancabile pilum, che in qualche occasione veniva utilizzato anche come lancia per stanare i nemici.  Sono inoltre ben visibili le caratteristiche manicae segmentate, per proteggere gli avambracci dai temibili fendenti delle falci nemiche.

Gli elmi dei legionari
Gli elmi dei legionari

gli elmi dei legionari, anarchia militare e tArdo impero:

Con l’avvento del tumultuoso periodo dell’anarchia militare, avvengono i primi cambiamenti nelle tattiche di combattimento e nell’equipaggiamento in dotazione all’esercito, gli elmi derivati dal tipo imperiale italico, diventano possibilmente ancora più protettivi, subentra poi la spatha, una sorta di gladio un pò più lungo e una lancia veniva ora affiancata al consueto pilum, loriche segmentate e scutum rettangolari rimanevano pressochè inalterati, almeno fino alla metà del terzo secolo. La cavalleria inizia ad avere un peso specifico molto più rilevante andando a formare veri e propri reparti di elite, per altro già visibili sulla colonna traiana con i cavalieri mauri e gli equites singulares. L’equipaggiamento, in parte modificato, ma tutto sommato ancora molto tradizionale, subisce una svolta notevole con l’avvento di Diocleziano nel 285 d.C., e di Costantino successivamente. Le legioni vennero frammentate in reparti più modesti, venne sciolta la guardia pretoriana, e i soldati vennero suddivisi fra limitanei, a guardia dei confini e comitatensi più di manovra. Gradualmente spariscono i grandi scudi rettangolari per far posto ad altri di forma ovale o rotonda e piatta, probabilmente più adatti ad un nuovo tipo di battaglia legato ai modi dell’antica falange.

L’elmo di Berkasovo, ritrovato in Serbia e datato al IV secolo, ci racconta perfettamente il fasto a cui erano abituati i comandanti dell’epoca. L’elmo riprendeva le forme tipiche del periodo con larghe paragnatidi di forma più razionale rispetto a quelli del passato, un paranaso entrato in auge dopo le invasioni barbariche e una calotta superiore anch’essa molto più semplificata rispetto al passato, il tutto ricoperto da lamine d’oro  e incastonato da gemme di pasta vitrea. Nonostante la grande ostentazione di ricchezza, questi elmi prodotti in massa dalle antiche fabbriche imperiali, erano genericamente di qualità più scadente rispetto al passato, lasciando trasparire una chiara volontà di risparmiare da parte dello Stato che li produceva e distribuiva. L’elmo più diffuso del periodo diventa l’Intercisa, un modello molto più semplificato, formato da una calotta di ferro e due piccole paragnatidi, e poi lo Spangemhelm, elmo di derivazione sarmatica di forma conica, usato sia dai cavalieri che dalla fanteria, a volte dotato di crini di cavallo in punta. Sulla scia di questi cambiamenti, sparirono dalle dotazioni militari, gli scudi rettangolari, il gladio, il pilum e la lorica segmentata.

Gli elmi dei legionari
Gli elmi dei legionari

gli elmi dei legionari, i modelli:

In definitiva possiamo ricondurre tutti gli elmi romani secondo questa lista:

  • Elmi di tipo etrusco
  • Elmi corinzi, tipici della falange spartana
  • Elmo beotico a tesa larga e che poteva ricordare un cappello
  • Elmo attico
  • Il Pileus di forma conica, in tessuto o bronzo, celebre per essere caduto a Quinto Fabio Massimo per il forte vento metre varcava le porte della città di Piglio, da cui il copricapo prese il nome.
  • Elmo frigio che ricordava l’omonimo berretto
  • Elmo calcidico
  • Elmo ellenistico con visiera molto sporgente
  • Elmo di Montefortino, il più in uso dalle guerre puniche fino a Giulio Cesare
  • Elmo imperiale gallico, a sua volta diviso in almeno altri dieci tipi diversi
  • Elmo imperiale italico
  • Elmo di Niederbieber, dal luogo di ritrovamento, una versione modificata dell’imperiale italico, con paragnatidi ad avvolgere orecchie e volto, e con croci superiori a rinforzare la calotta contro i fendenti nemici.
  • Elmo di Niedermormter, praticamente lo stesso descritto sopra ma con calotta decisamente più rinforzata.
  • Elmi britannici, elaboratissimi e più che altro utilizzati durante le parate.
  • Elmo di Intercisa, di epoca tardo imperiale fabbricato in totale economia e di qualità più scadente
  • Elmo di Berkasovo, utilizzato solo dai generali di epoca tardo antica
  • Elmo di Spangemhelm, di derivazione sarmata e di forma conica, molto utilizzato per tutto il IV e V secolo.

Credits to:

https://storieromane.altervista.org/gli-elmi-romani/

 

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