spedizione romana alle fonti del Nilo

La spedizione romana alle fonti del Nilo, fu una esplorazione promossa dall’Imperatore Nerone, tra gli anni 62 e 67 d.C., per scoprire dove nascesse l’importante corso fluviale africano.  Tale spedizione fu comandata da alcuni legionari romani che si addentrarono nelle terre d’Africa partendo dall’antica Meroe, a circa 200 chilometri dall’attuale capitale del Sudan, Khartum.  La spedizione romana alle fonti del Nilo, insieme ad altre, condotte in territorio africano lungo il I sec. d.C., come quelle verso il Lago Ciad o verso il fiume Niger,  furono volte soprattutto a conoscere, ma soprattutto per cercare di acquisire nuove rotte commerciali lungo le vie carovaniere dell’Africa sub-sahariana.

 

Spedizione romana alle fonti del Nilo
Spedizione romana alle fonti del Nilo

 Spedizione romana alle fonti del Nilo:

Questa spedizione, storicamente,  fu la prima a partire dal continente europeo in direzione dell’Africa equatoriale, e la durata verosimilmente fu di molti mesi passando dalle paludi dell’odierno Sudan, fino ad arrivare nel nord dell’Uganda.

Nel 62 d.C., Seneca scrive che Nerone mandò in Nubia alcuni legionari al fine di condurre una spedizione che esplorasse il corso del Nilo verso sud, partendo dall’antica città di Meroe, tale missione aveva il compito, non solo di conoscere nuovi territori, ma anche di scoprirne le loro ricchezze. Cinque anni più tardi, Plinio il vecchio racconta di un’altra spedizione in terra africana, più o meno negli stessi territori, al fine di raccogliere informazioni, in vista di una possibile conquista del territorio sudanese, da parte delle armate romane.  La forte somiglianza fra i due resoconti portano però gli storici moderni a dire che molto probabilmente Seneca e Plinio raccontavano a modo loro la medesima esplorazione.

Nello specifico Seneca nel suo trattato  “De Nubibus di “Naturales Quaestiones”, ci fornisce le maggiori informazioni riguardo questa missione e ci racconta di come avesse udito con le sue orecchie un dialogo tra due pretoriani intenti nel raccontarsi di come avessero tentato di scoprire le fonti del Nilo.

Seneca scrive esplicitamente di come il legionari partirono da Meroe con le istruzioni date dal Re della città stessa, sulle città e i sovrani che avrebbero incontrato lungo il cammino. Nei resconti si dice che i legionari dopo molti giorni di cammino giunsero a una palude immensa, coperta di erbacce d’acqua così fitta che né un uomo né una grande barca potevano passare, ad eccezione di qualche piccola barca con un uomo a bordo.  Gli studiosi individuano questa palude con l’attuale Lago No, nel sud del Sudan, celebre ancora oggi per la fitta vegetazione e per le sue sabbie mobili.

Nei suoi commenti Seneca, riferendosi ai legionari in missione, scrive anche che: ” Abbiamo visto due rocce, dalle quali la forza del fiume fuorusciva con potenza”.  Dalla conformità e dalla descrizione del posto, è stato possibile stabilire con una certa probabilità che si potesse trattare  delle cascate di Murchison, nel nord dell’Uganda, luogo dove il Nilo, dal lago Vittoria, si tuffa nel lago Alberto, con un salto di circa 50 metri. Stando agli scritti, dunque, effettivamente la spedizione romana si addentrò  fino all’Uganda.

Seneca ha anche scritto che i legionari gli dissero che l’acqua del Nilo, che saltava tra le due rocce, proveniva da un lago molto grande della terra africana, il lago menzionato non poteva che essere il Lago Vittoria il lago più grande dell’Africa: l’unico fiume che lascia il lago, il cosiddetto Nilo Bianco, lo fa nei pressi della città ugandese di Jinjia, sulla costa nord del lago e dopo vari chilometri precipita nelle cascate Murchison.

L’importanza e la grandezza di tale esplorazione sono notevoli, basti pensare che secondo alcuni calcoli i legionari percorsero circa 2.000 chilometri partendo da Meroe, riuscendo tra mille difficoltà a superare anche le insidiose paludi sudanesi infestate da coccodrilli, a bordo di piccolissime imbarcazioni.

Sicuramente il resoconto di questa spedizione era noto ai mercanti greci e romani che vivevano in Egitto, tant’è che un mercante greco-romano vissuto tra il 70 d.C. e il 130 d.C., un certo Diogene, si diresse lungo la costa orientale verso l’attuale Mar Rosso, e sbarcò ad Adulis, un emporio frequentato nell’attuale Eritrea. Di lì proseguì sempre via mare per Rhapta, un altro emporio che era situato sulla costa dell’attuale Tanzania, presso la città di Mitwara, non distante dal confine col Mozambico. Da li  marciò per venticinque giorni verso l’interno del continente, fino ad arrivare a due grandi laghi dietro i quali si ergevano  montagne innevate da dove sorgeva, secondo questo Diogene, il Nilo. Egli chiamò rispettivamente “Monti della Luna” le vette innevate dei Monti Meru e del Kilimangiaro, “Laghi della Luna” il Lago Vittoria, il Lago Eyasi e il Lago Natron e “Altopiani della Luna” tutta l’area dell’attuale Parco nazionale del Serengeti.

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