Campagne Partiche di Ventidio Basso

Combattute fra gli anni 39 e 38 a.C., le campagne partiche di Ventidio Basso videro scontrarsi le legioni romane contro l’impero dei Parti, che, appena un anno prima, aveva invaso la provincia romana della Siria, approfittando dei momenti di confusione avvenuti nei territori orientali dopo le guerre tra Giulio Cesare e Pompeo e in seguito fra Ottaviano e gli assassini di Cesare.
Dopo che Bruto e Cassio erano stati sconfitti nella battaglia di Filippi nel 42 a.C., Quinto Labieno, figlio del luogotenente di Cesare, Tito Labieno, e grande oppositore di Giulio Cesare, fuggì verso Oriente e decise di allearsi con i vicini Parti. Quando a seguito dei disordini causati dai motivi sopra elencati, i Parti invasero i territori orientali della Repubblica romana sul finire del 41 a.C., al loro re Pacoro, si unì lo stesso Labieno. L’esercito partico attraversò così il fiume Eufrate e attaccò la città di Apamea. L’attacco fallì ma Labieno riuscì tuttavia a convincere le guarnigioni romane stanziate in Siria a passare dalla sua parte. L’esercito romano-partico riuscì a sconfiggere l’esercito del governatore Marco Antonio Lucio in battaglia, assediò nuovamente, questa volta con successo, Apamea e costrinse la capitale di quella regione, Antiochia, a scendere a patti passando dalla sua parte.

Sotto la guida di Labieno e Pacoro, i Parti avevano raggiunto più o meno l’estensione dell’antico impero achemenide e controllavano tutta l’Asia Minore, con l’eccezione di alcune città.

Denario di Publio Ventidio Basso.
Denario di Publio Ventidio Basso.

Per contrastare questa pericolosa minaccia, Marco Antonio decise di inviare in quei luoghi il suo miglior generale, Publio Ventidio Basso, alla guida di undici legioni formate in gran parte da militari veterani di sicura esperienza. La provincia d’Asia venne così assegnata a Lucio Munazio Planco, Domizio Enobarbo ebbe il governo della Bitinia, mentre Asinio Pollione ricevette l’incarico di trasferire via terra in Macedonia le altre legioni veterane che aveva in Occidente.
Ventidio venne a contatto con le armate di Quinto Labieno e dei Parti presso il monte Tauro, e le sconfisse separatamente, prima ebbe ragione sulla cavalleria orientale, poi sulle armate di Labieno. Ottenuta questa importante vittoria, inviò la cavalleria romana, guidata da Pompedio Silo, fino al passo del Mons Amanus (l’attuale Giaour Dagh), dove si trovava un’importante guarnigione nemica. Pompedio Silo fu però sorpreso dalle truppe dei Parti guidate dal generale Franapate che, per poco, non ne fecero strage se Publio Ventidio Basso non fosse intervenuto per tempo. Anche questa volta il generale romano riuscì a battere le truppe nemiche e a respingere un loro nuovo attacco. Ventidio riusciva poco dopo a riconquistare Siria e Palestina ed a trascorrervi l’inverno del 39-38 a.C., tuttavia senza ricevere nessun riconoscimento ufficiale da parte del Senato.
La campagna militare proseguì anche l’anno successivo, quando il luogotenente di Marco Antonio, il 9 giugno del 38 a.C., in occasione dell’anniversario della battaglia di Carre, sconfiggeva Pacoro I ed il suo luogotenente Franapate, presso Gindaro (odierna Cyrrhestica), a 50 km ad est di Antiochia. Lo storico Plutarco in merito a questo episodio narra che:
“Il suo successo, che diventò uno dei più celebrati, diede ai Romani piena soddisfazione per il disastro subito con Crasso, e colpì i Parti ancora fino ai confini con la Media e la Mesopotamia, dopo averli sconfitti in tre successive battaglie. Ventidio decise comunque di non inseguire ulteriormente i Parti, perché temeva di suscitare la gelosia di Antonio; e così decise di attaccare e sottomettere le popolazioni che si erano ribellate a Roma, e di assediare Antioco I di Commagene nella città di Samosata […] Ventidio è l’unico generale romano che ad oggi abbia celebrato un trionfo sui Parti. “.
Per quanto riguardava i Parti a seguito di questo disastro, il vecchio Re Orode II fu assassinato dal figliastro Fraate IV, che salì al trono con il nome di Arsace XV, e furono inoltre costretti a riportare il confine al fiume Eufrate, rinunciando così alle sponde del Mediterraneo.
Marco Antonio giunse quindi finalmente in Oriente per completare l’assedio di Samosata contro Antioco I di Commagene, ma poiché l’impresa si protraeva più del dovuto, decise di accettare la resa del Re, accontentandosi di ricevere 300 talenti d’argento. Al termine di questa sua prima campagna orientale, Ventidio Basso fu mandato a Roma per celebrare il meritato trionfo, mentre Marco Antonio trascorreva l’inverno nella vicina Atene programmando le sue campagne di Partia dell’anno successivo, che, sfortunatamente per lui, non ebbero lo stesso successo.

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