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L’Anno dei quattro Imperatori

Quando si parla di “anno dei 4 Imperatori” si fa riferimento al 69 d.C., un annata veramente travagliata per l’Impero, culminata con una guerra civile nell’arco della quale 4 reggenti, Galba, Otone, Vitellio e poi Vespasiano, si alternarono al potere uno dopo l’altro, nel giro di pochi mesi.
Tutto ebbe inizio durante il regno di Nerone, nel 68 d.C., quando la rivolta, dovuta ai suoi eccessi incombeva minacciosa. Il governatore della provincia della Gallia Lugdunense, Gaio Giulio Vindice minacciava infatti apertamente una ribellione nei confronti dell’Imperatore, questi era riuscito in quei tempi a portare dalla sua parte anche il governatore della Spagna Tarraconense, un nobilissimo servitore di Roma, non che stimatissimo servitore dei precedenti imperatori, da Tiberio a Caligola a Claudio, il suo nome era Servio Sulpicio Galba. Dopo un periodo di tregua dovuta alla sconfitta del governatore Giulio Vindice da parte del legato Lucio Virginio Rufo, a Roma, il prefetto del pretorio Ninfidio Sabino, si alleò con Galba, iniziando subito a riempire di menzogne Nerone, che viste aumentare le sue paranoie, si allontanò dalla città, per poi morire suicida, aiutato dai suoi liberti. Immediatamente il Senato, dopo aver votato la “damnatio memoriae” di Nerone, nominò Galba Imperatore con un vero plebiscito.

Servio Sulpicio Galba
Servio Sulpicio Galba

Servio Sulpicio Galba inizia dunque il suo regno nel giugno del 68 d.C., ma per dover riunire le sue truppe e marciare su Roma, non entrò nella capitale prima di ottobre di quell’anno. Durante questi 4 mesi “di solitudine”, Roma era vessata dai sostenitori di Nerone, che si macchiavano di ogni crimine e furto, e Galba al suo arrivo ordinò lo scioglimento della legio I Adiutrix che era stata formata su ordine di Nerone, ma questa si oppose, e ciò sfociò in un massacro avvenuto presso Ponte Milvio che vide circa 700 caduti di quella legione. Nel frattempo Ninfidio Sabino deluso dal suo alleato che aveva deciso di sollevarlo dal suo incarico di prefetto, tentò di sfruttare quei momenti di confusione per farsi nominare Imperatore, i pretoriani però temendo di vedere sfumata la ricompensa promessa da Galba, lo uccisero nel Foro. Galba tuttavia non era amato dall’esercito per la sua durezza e la sua cronica avarizia.
La situazione tutt’altro che tranquilla portò le legioni stanziate in Germania a sollevarsi, in quanto prive di un uomo in grado di comandarle, Galba quindi inviò Vitellio per riportare la calma. Nel frattempo diventando spinosa la questione di chi dovesse succedere all’anziano Imperatore, questi ruppe ogni indugio, adottando Lucio Calpurnio Pisone Liciniano, uomo di nobile stirpe e dal comportamento molto severo. Questa adozione venne mal vista, in quanto Otone, governatore della Lusitania, godeva di maggiori favori, ma siccome per carattere, Galba lo considerava troppo simile a Nerone, gli preferì Pisone, cosa che gli fece perdere preziosi alleati, Otone in primis. Questi un po per timore verso la sua persona, in quanto un Imperatore teme sempre i più favoriti, un po perchè il tempo stringeva, decise di agire, portando dalla sua parte le legioni con donazioni di denaro e parlando male di Galba, la cosa non fu difficile, provati dalle lunghe marce che l’Imperatore costrinse loro a fare durante il cammino per arrivare a Roma dalla Tarrconense, passarono dalla parte di Otone in poco tempo. I soldati erano pronti alla rivolta contro Galba, primi fra tutti quella della I Adiutrix di cui l’Imperatore appena entrato in Roma, fece trucidare molti componenti.
La sommossa iniziò e subito giunsero voci infondate a palazzo che Otone fosse rimasto ucciso nei primi scontri, Galba, volendo sincerarsene di persona, uscì scortato dalle proprie guardie, ma giunto nel Foro, venne ucciso dagli uomini di Otone insieme a Pisone e al prefetto Tito Vinio.

Gaio Salvio Otone
Marco Salvio Otone

Il 15 gennaio del 69 d.C., lo stesso giorno della morte di Galba, il Senato, impaurito dai soldati nominò Imperatore Otone, che da subito si trovò ad affrontare due problemi di non poco conto, primo fra tutti il Senato stesso che lo aveva eletto contro voglia e sotto minacce e che già rimpiangeva Galba e in secondo luogo la difficile situazione delle legioni stanziate in Germania che già avevano nominato “Imperator” colui che Galba aveva inviato a comandarle, Vitellio.
Vitellio inviato in Germania, fu da subito molto generoso con l’esercito, donando promozioni e elargendo forti somme di denaro, così quando alle calende di gennaio, come tradizione, le legioni rinnovavano il giuramento all’Imperatore che in quei giorni era ancora Galba, alcune lo fecero mal volentieri, altre senza indugio si scagliarono contro le immagini dell’Imperatore distruggendole. Vitellio apprese queste notizie, mise l’esercito di fronte ad una scelta, o si scatenava una guerra contro le legioni di stanza nella Germania superiore, ancora fedeli al vecchio Imperatore, oppure nominare un nuovo Imperatore, e la scelta delle legioni ricadde su di lui.
Si unirono a Vitellio la legione Italica, l’ala di cavalleria Tauriana, accampate a Lione, le truppe della Rezia e della Britannia. Diviso il grosso esercito in tre tronconi marciò sull’Italia da tre direzioni differenti. Otone non esitò e forte degli alleati della Dalmazia e della Pannonia, andò incontro a Vitellio per risolvere la questione.
La parte dell’esercito di Vitellio comandata da Cecina Alieno entrava in Italia dalla pianura Padana e assediata ed espugnata Piacenza, si diresse verso Cremona, saputò ciò, la legio I Adiutrix di Otone, che stava accorrendo in aiuto della città, si fermò nei pressi di Bedriaco, dove una volta giunti altri rinforzi fedeli a Vitellio, si svolse la battaglia decisiva che vide la vittoria di quest’ultimo. Otone piuttosto che cadere in mano nemica, decise di suicidarsi il giorno dopo la sconfitta.

Aulo Vitellio
Aulo Vitellio

Una volta acclamato Imperatore Vitellio insieme ai suoi luogotenenti, decise di disfarsi degli ultimi fedeli ad Otone, in particolare fece uccidere i centurioni più valorosi delle legioni a lui ostili, cosa che provocò un ulteriore odio nei suoi confronti, in particolare poi Vitellio era preoccupato dal fatto che nonostante Otone fosse uscito di scena, le sue legioni si sentivano tutt’altro che sconfitte, avendo alcune di esse, partecipato alla battaglia decisiva solo con piccoli contingenti. La soluzione più immediata che trovò fu quella di allontanarle il più possibile, dislocandole in regioni come la Britannia o la Spagna. Vitellio giunse a Roma con un grande seguito di soldati che non esitò a far entrare in città, trasformandola di fatto in un grande accampamento, trattenendo a stento alleati barbari, che mai avevano visto tanta ricchezza, dal saccheggio. Mentre Vitellio elargiva denaro per mantenersi il favore delle truppe a lui fedeli, sul fronte orientale Vespasiano, meditava il da farsi.

Vespasiano impegnato nella guerra giudaica insieme al figlio Tito, prese ad organizzarsi per muovere guerra contro Vitellio, subito passarono dalla sua parte le legioni dell’Illirico e della Pannonia, poi si schierarono con lui gli alleati siriani, e persino i Parti, in modo inaspettato gli misero a disposizione forti contingenti di arcieri. Quando Vitellio apprese tali notizie, diede compito ai suoi sottoposti Cecina e Valente di preparare a loro volta la guerra, e se gli alleati della Britannia e dalla Spagna risposero in modo poco entusiasta, dall’ Africa, dove Vitellio aveva precedentemente ben governato, furono ben felici di mettergli a disposizione ogni soldato disponibile. I movimenti delle truppe erano già in corso quando Cecina Alieno, meditando un tradimento, si trovò di fronte nei pressi di Cremona, all’esercito fedele a Vespasiano, proveniente dalla Pannonia e guidato dal generale Antonio Primo. Le forze soverchianti di Cecina gli avrebbero permesso una facile vittoria, ma questo non avvenne, Cecina radunò i propri centurioni e li convinse, appoggiandosi ad alcuni complici ed adulando Vespasiano, a giurare nello sbalordimento per quest’ultimo. Quando la notizia si sparse per il campo i soldati, vedendo le statue di Vitellio rivoltate, furono molto contrariati di consegnarsi senza combattere, quindi incatenarono Cecina per consegnarlo a Vitellio e si nominarono un nuovo comandante, per poi andare a Cremona a ricongiungersi con le legioni I Italica e XXI Rapax che Cecina aveva mandato avanti per occupare la città. Nei pressi si svolse la seconda battaglia di Bedriaco e l’Assedio di Cremona, entrambi terminati con la disfatta delle truppe di Vitellio.
Lo sconfitto tentò di mantenere nascosta la notizia della disfatta, ma questa fu talmente limpida ed eclatante che subito trapelò da più parti, la discesa delle legioni fedeli a Vespasiano guidate da Antonio Primo fu rapida, ma anche agevolata da mosse sbagliate dell’esercito vitelliano, che prese ad arrendersi mano a mano che i vincitori di Bedriaco si avvicinavano a Roma. Antonio Primo offrì a Vitellio un rifugio sicuro in Campania con denari e servi se si fosse consegnato deponendo le armi, ma mentre lui era d’accordo, i suoi soldati, volendo morire da valorosi, non volevano che lui accettasse. Tuttavia Vitellio, anche preoccupandosi dei suoi famigliari, cercò a questo punto di prendere tempo e di accordarsi con il fratello del suo rivale, Tito Flavio Sabino, promettendogli di abdicare e cento milioni di sesterzi per aver salva la vita. Quindi si presentò sulla gradinata del palazzo imperiale per dichiarare ad una folla di soldati che abdicava all’impero e che lo aveva assunto contro la propria volontà. E poiché tutti protestavano e gridavano, rinviò la decisione e trascorse una notte. Il 18 dicembre 69 d.C. uscì dal Palazzo in veste ed in portamento da lutto circondato dalla folla, e piangente ripeté lo stesso discorso, questa volta leggendo il tutto da uno scritto. Dopo aver deposto le insegne al palazzo della Concordia si diresse verso la casa del fratello, ma la folla non lo lasciò andare e lo guidò nuovamente verso il palazzo. A nulla poi valsero gli sforzi di Vitellio di intavolare trattati di pace o di dilazionare i tempi di un’altra eventuale guerra contro i flaviani che si apprestavano ad entrare in città, e quando questo accadde ne nacque un violento scontro che portò, secondo alcune fonti a ben 50.000 morti fra soldati e popolazione, non ebbe scampo neppure Vitellio. Lo trovò un certo Giulio Placido, tribuno di una coorte, seppur non avendolo riconosciuto inizialmente, lo condussero nel Foro romano, ubriaco e rimpinzato di cibo più del solito, avendo compreso che la fine era ormai vicina. Svetonio ci racconta nei particolari la sua fine:

« Qualcuno gli gettava addosso dello sterco e del fango, altri lo insultavano chiamandolo «porco» e «incendiario». Una parte del popolino ne metteva in risalto i difetti fisici. Era infatti molto grasso, rubizzo in volto per il troppo vino, con una grande pancia ed una gamba malandata, da quando era stato investito da una quadriga mentre assisteva Caligola nelle corse dei carri. Finalmente presso le Scale Gemonie, scarnificato con minutissimi colpi, fu ucciso e trascinato con l’uncino nel Tevere. »

Tito Flavio Vespasiano
Tito Flavio Vespasiano

Il 21 dicembre di quello stesso anno, subito dopo la morte di Vitellio, il Senato proclamò Imperatore Vespasiano e Console suo figlio Tito, mentre il suo secondo figlio Domiziano venne raccomandato al popolo romano come Cesare e reggente fino all’arrivo del padre dall’Oriente, mentre il giovane principe pronunciò loro un discorso. Il popolo allora, finalmente libero da Vitellio e dai vitelliani, acclamò Vespasiano imperatore, celebrando così l’inizio di un nuovo principato. Vespasiano rientrato dall’oriente, dedicò ogni sua energia a riparare i danni causati dalla guerra civile, restaurò la disciplina nell’esercito che sotto Vitellio era stata piuttosto trascurata, e con la cooperazione del senato, riportò il governo e le finanze su solide basi, instaurando una nuova dinastia ereditaria, la dinastia dei Flavi. A Vespasiano infatti succedettero i figli Tito (79-81) e poi Domiziano (81-96).

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