Lucio Cedicio e i superstiti di Teutoburgo

Quando Lucio Cedicio e i superstiti di Teutoburgo riuscirono a raggrupparsi erano passate solo poche ore dallo storico massacro perpetrato dal tradimento dello scaltro Arminio. Al campo invernale di Haltern, che anticamente si chiamava Aliso, masse disordinate di soldati sbandati e feriti, arrivarono alla spicciolata davanti ai cancelli del forte. Non solo, a loro si aggiungeva una moltitudine di abitanti della zona, che appresa la notizia della disfatta, abbandonarono i loro villaggi per cercare la protezione romana.

Lucio Cedicio e i superstiti di Teutoburgo
Lucio Cedicio e i superstiti di Teutoburgo

LUCIO CEDICIO E I SUPERSTITI DI TEUTOBURGO, POCHI SI SALVARONO:

Poche ore prima, all’interno della foresta di Teutoburgo, resa in quei giorni ancora più spettrale, a causa dei forti temporali, ben tre legioni con tutte le salmerie al seguito, vennero completamente annientate dai germani comandati da Arminio, che fino a poco tempo prima, serviva regolarmente e apparentemente con fedeltà, come ausiliario sotto l’esercito di Quintilio Varo, governatore della provincia. In quel tremendo massacro però, qualcuno riuscì miracolosamente a salvarsi la vita, come ad esempio il legato di Varo, Gaio Numonio Vala, che non appena si rese conto di come si stavano mettendo le cose, abbandonò le colonne romane, insieme a quel che restava della cavalleria ausiliaria. Un espediente che tuttavia servì solo a prolungargli di poco la vita, accusato di diserzione, venne poi condannato a morte. Altri legionari, dopo aver resistito eroicamente, riuscirono a sganciarsi dai combattimenti e a fuggire incredibilmente, con grande fortuna,  attraverso la foresta piena di nemici, per raggiungere i quartieri invernali di Haltern, a volte dopo una marcia lunga ben 100 km!. Come detto questi reparti sbandati vennero raggruppati dal centurione Cedicio, e poi difesi dallo stesso, allo strenuo da un successivo assedio al forte da parte dei nemici germani. Saranno questi sopravvissuti a condurre pochi anni dopo, Germanico sui luoghi della catastrofe, per dare degna sepoltura ai poveri resti ancora presenti sul posto.

Quelli che non caddero sul campo, e non riuscirono a fuggire, vennero fatti prigionieri dai Germani e ridotti in schiavitù (i più fortunati), ma è accertato che alcuni riuscirono a liberarsi dalla prigionia e a fuggire in seguito oltre il fiume Reno, ma va detto, la maggior parte di essi non rivide mai più la propria casa. Altri prigionieri furono riscattati dai propri famigliari a peso d’oro, ma in molti casi ad essi fu persino vietato di fare ritorno entro i confini italici. Vi sono casi infine, di legionari che trovarono la libertà moltissimo tempo dopo, è accertato infatti che nel 50 d.C., sotto il regno di Claudio, alcuni superstiti della Clades Variana, vennero riscattati. Alcuni di loro infatti erano stati catturati dalla tribù dei Catti, dai quali erano stati risparmiati, ma schiavizzati per ben 40 anni!.

Lucio Cedicio e i superstiti di Teutoburgo
Lucio Cedicio e i superstiti di Teutoburgo

LUCIO CEDICIO E I SUPERSTITI DI TEUTOBURGO, il centurione eroe:

Al comparire di quei soldati spaventati e feriti, e a quelle moltitudini di abitanti che cercavano la protezione romana, Lucio Cedicio, centurione primipilo, aveva già ben chiaro il suo compito, la priorità era portare in salvo il maggior numero di persone possibile, dall’assedio che i germani avrebbero certamente portato al forte. Sfortunatamente per lui non ebbe il tempo necessario per organizzare l’evaquazione perchè le sue previsioni si materializzarono molto prima di quanto avesse pensato, Arminio in persona, infatti guidava le sue truppe, che in poco tempo assediarono il campo di Haltern. Lucio Cedicio e i superstiti di Teutoburgo riuscirono comunque ad organizzarsi per limitare il più possibile i danni. Poco prima infatti che i Germani potessero arrivare al forte, il centurione requisì e fece tagliare tutti gli alberi attorno al campo, così che il nemico al suo arrivo non avesse i mezzi per appiccare alcun incendio, e così in effetti accadde, Arminio e i suoi uomini poterono limitarsi al solo accerchiamento del campo, in tre linee concentriche. Per questi ultimi, prendere il campo d’assalto costituiva un autentico suicidio, anche perchè gli arceri, dall’alto delle palizzate, li potevano tenere a debita distanza. La resistenza romana fu comunque messa a dura prova, Cedicio con alcuni uomini riuscì probabilmente a fare qualche prigioniero in una sortita offensiva, ma il primipilo a capo del forte, alla fine riuscì nel suo intento grazie ad un inganno.

Lucio Cedicio, fa mozzare le mani ai nemici catturati e li rilascia, non prima di aver mostrato loro tutte le scorte di cibo del forte, che messe tutte assieme sembravano molte di più di quanto effettivamente fossero,  mandando così un messaggio ad Arminio che erano pronti a sostenere un assedio anche di lunga durata. Questo consentì ai romani di guadagnare un pò di tempo, in più nello stesso momento una parte dei nemici iniziò ad allontanarsi a causa di alcune voci che parlavano di movimenti di truppe romane lungo il Reno.  Lucio Cedicio capì subito che quello era il momento adatto per evaquare il campo, non ce ne sarebbero stati altri. Il piano scattò una delle notti seguenti, caratterizzata da un forte temporale, la colonna romana avrebbe dovuto dirigere verso Castra Vetera, distante circa 60 km. Cedicio e i suoi uomini superarono silenziosamente le prime due linee germaniche, ma in vista della terza linea, il rumoreggiare dei civili spaventati, permette ai nemici di rivelare la colonna romana, immediatamente, migliaia di germani accorsero da tutte le direzioni per attaccare il contingente, la difesa di Cedicio fu straordinaria e disperata, ma ancora una volta uno stratagemma, consentì ai romani di cavarsela. L’avanguardia dell’Urbe infatti era già uscita vincitrice con i primi assalitori, così tornarono sui propri passi per portare aiuto alle retrovie con grandi suoni di trombe e facendo quanto più rumore possibile, i Germani credendo che si trattasse di un vero reparto di soccorso, non esitarono a disperdersi frettolosamente. Rimessisi prontamente in cammino, Lucio Cedicio e i superstiti di Teutoburgo, riuscirono in breve tempo a mettersi in contatto con Lucio Nonio Asprenate, comandante del forte di Castra Vetera, il quale mandò subito i soccorsi per accoglierli in città.

Il centurione Lucio Cedicio era così riuscito nella difficilissima impresa di portare in salvo, non solo i suoi soldati, provati dall’assalto nella foresta, ma anche tutti gli abitanti che si erano uniti a loro nella fuga. Lo storico Velleio Patercolo, presente agli avvenimenti, dipinge Cedicio come vero esempio della tenacia e del valore del soldato romano.

Credits to:

https://tribunus.it/2021/01/20/lucio-cedicio-eroe-oltre-il-reno/

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