Gaio Mario l’Homo Novus

Gaio Mario l’Homo Novus, fu il naturale erede della politica dei fratelli Gracchi, e una figura indissolubilmente legata all’esercito, che poi rivoluzionerà con alcune decisioni innovative. Personaggio assai più pragmatico e realista rispetto ai Gracchi, Gaio Mario rappresenta la categoria di quelli che, senza una storia rilevante della propria famiglia, riuscirono ad elevarsi per i loro meriti, principalmente in ambito militare, fino ad arrivare al rango senatorio, da qui il termine di “Homo Novus”.  Nonostante ciò il suo appoggio alle masse popolari appare quanto mai strumentale, giacchè al momento opprtuno, non perderà l’occasione per tradire le loro cause per i propri interessi, anche se va detto che rimase sempre piuttosto ostile verso il Senato, istituzione politica datata, al quale darà un grosso contributo per indebolirlo il più possibile.

Gaio Mario l'Homo Novus
Gaio Mario l’Homo Novus

GAIO MARIO l’homo novus,  L’ASCESA AL POTERE:

La sua brillante carriera politica, ha inizio nel 107 a.C., quando Gaio Mario l’Homo Novus, venne eletto console e spedito in Numidia per proseguire la guerra contro il ribelle Giugurta, rilevando il posto di Metello. Giugurta era il Re di quella regione, promosso da Roma a ruolo di guardiano dopo che Cartagine venne definitivamente sconfitta, affinchè tenesse a bada altre eventuali velleità della città punica. Questa decisione, di non impegnarsi direttamente sul territorio e di assegnare ad un sovrano straniero il controllo della situazione, accerta i dubbi del Senato, tutt’altro che invogliato dall’ampliare troppo i possedimenti di Roma, per paura di perdere quel controllo così faticosamente guadagnato, e disperdere troppo le proprie forze. Tuttavia, Roma, pur padrona assoluta di quei territori decide di affidare a Giugurta questo importante compito, credendo di potersi fidare ciecamente di una persona che aveva comunque servito con fedeltà sotto le insegne repubblicane. Nel 112 a.C., però le cose cambiarono radicalmente, Giugurta, stanco della dominazione romana, attaccò la città di Cirta, importante snodo commerciale del Nord Africa, trucidando i numerosi coloni italici che li vivevano. L’intervento di Roma fu la naturale conseguenza, così nel 111 a.C., Quinto Cecilio Metello diede inizio alle operazioni militari, che per un paio di anni portarono buoni risultati, insufficenti però a concludere il conflitto. Nel 107 a.C., però i cosiddetti populares, promossero con forza la figura di Gaio Mario come generale al comando delle operazioni militari. In poco tempo Gaio Mario, ottenne una sequenza di vittorie decisive, a dir la verità apparecchiate anche dalle tattiche di Metello, che chiusero il conflitto, e diedero inzio alla brillante carriera politica e militare dell’Homo Novus.

GAIO MARIO l’homo novus, le riforme:

Quando si parla delle riforme attuate da Gaio Mario, occorre separare le innovazioni che introdusse in ambito militare, e le implicazioni che queste portavano sulla struttura sociale della città. In ambito militare, Gaio Mario, promosse un arruolamento nell’esercito su base volontaria, al contrario del passato, che si basava essenzialmente sulle classi di  censo, includendo via via, sempre più plebei. Ad entrare nelle legioni erano così sempre più proletari, soprattutto rurali, tuttavia la sempre più numerosa organizzazione di eserciti professionali e di mercenari, portava enormi implicazioni sulla struttura sociale e democratica della città. Se nel VI secolo a.C., la partecipazione alle attività belliche venivano viste dalla plebe come segno di considerazione sociale e adesione alla vita della collettività, ora al contrario, la riduzione dell’esercito ad una classe di volontari, faceva si che gli interessati fossero più attratti dalla paga e  dalle implicazioni politiche che la carriera militare poteva favorire, il che finì per creare un notevole scollamento di gran parte della popolazione dai problemi riguardanti la gestione della colletività. In poche parole, la formazione di eserciti, più legati al proprio generale, che all’interesse comune, creerà la base per i futuri sviluppi autoritari della politica repubblicana, un primo evidente segno della fine di un’epoca che sfocierà qualche decennio più tardi nell’epilogo della Res Publica.

Gaio Mario l'Homo Novus
Gaio Mario l’Homo Novus

GAIO MARIO l’homo novus, guerre contro cimbri e teutoni, e l’insidia di saturnino:

Pochi anni dopo il termine delle guerre numidiche, Gaio Mario venne impegnato in un’altra nuova dispendiosa campagna militare, quella contro Cimbri e Teutoni, popolazioni del nord Europa, che insidiarono concretamente tutto il nord della penisola italica. Questa guerra durata ben 4 anni, (dal 104 al 101 a.C.),  vide un’altra grande affermazione del grande generale romano, chiamato ancora una volta dal Senato, per dirimere la questione, a causa dell’incapacità dei suoi predecessori. A testimonianza di ciò gli verrà riconfermato il consolato per ben 4 anni di seguito. Tuttavia, fra il 103 e il 100 a.C., il tribuno della plebe, Lucio Saturnino, tentò una forzatura, nella speranza di spezzare l’ordine costituito, proponendo una serie di leggi populiste di stampo giuridico-agrario, in funzione anti-senatoria, andando a creare un’autentica provocazione. Saturnino però dimenticò di preoccuparsi di quanto fossero effettivamente disposti a seguirlo, la plebe infatti era tutt’altro che soddisfatta dai favori dispensati all’esercito, e mal digeriva l’assegnazione delle colonie, il Senato dal canto suo, messo in allarme dai primi tumulti, alimentati dallo stesso Saturnino, si affrettò a promuovere misure repressive per limitarli, il rango equestre, invece, messo in allarme dai possibili moti rivoluzionari, abbandona la sponda popolare per schierarsi a finaco del Senato, sarà quindi lo stesso Gaio Mario, a schierarsi per la propria opportunità, contro la sua stessa vecchia fazione, eliminando lo stesso Saturnino e reprimendo ogni sommossa.

GAIO MARIO l’homo novus, guerra sociale e morte:

Dopo gli ultimi accadimenti, Gaio Mario si allontanò da Roma per fare un viaggio in oriente, e in quel periodo, Roma conobbe un periodo di relativa calma, ma nel 95 a.C., venne promulgata una legge secondo la quale ogni cittadino proveniente da città italiche, e quindi non di cittadinanaza romana, doveva essere immediatamente espulso dalla città, in più il tribuno Marco Livio Druso, propose una grande distribuzione di terre di proprietà dello Stato, e la concessione della cittadinanaza a tutti gli italici liberi. Druso venne assassinato e l’immediata insurrezione fu la conseguente reazione degli italici che si federarono e dichiararono guerra a Roma. Nel 91 a.C., Gaio Mario e Lucio Cornelio Silla vennero chiamati a sedare la pericolosa rivolta. Dopo aver risolto la questione italica, un’altra minaccia era alle porte, e questa volta era il Re del Ponto, Mitridate, che insidiava i confini romani nel tentativo di allargare i propri domini. Il Senato scelse Silla per fronteggiare il Re orientale, ma in seguito alla confusione generata in città da una legge promossa da Mario che prevedeva una distribuzione di terre agli alleati italici, con l’intento di influenzarne il voto degli stessi ai comizi,  molti di essi riuscirono ad appoggiare una legge che vedeva Mario alla guida dell’esercito a discapito di Silla, che per sfuggire alla folla trovò riparo proprio a casa dello stesso Mario. In seguito lo stesso Silla raggiunse l’esercito a Nola e Mario fece mandare due tribuni per portare l’esercito a Roma. Ma l’esercito uccise i tribuni e Silla fece marciare l’esercito su Roma. Mario all’arrivo di Silla abbandonò precipitosamente Roma, rifugiandosi in esilio. Silla nominato proconsole, si rimise nuovamente alla testa dei suoi uomini per guidare la guerra contro Mitridate. A questo punto, con Silla lontano da Roma, si aprì un autentico scontro fra gli ottimati e i popolari, Mario fece ritorno in patria con il figlio, alleandosi con Cinna, leader dei poplari, iniziando un vero sterminio nei confronti degli ottimati, Silla venne proscritto, i suoi beni confiscati e le sue proprietà, distrutte. Tuttavia, Gaio Mario, nel primo mese del suo settimo consolato, morì, lasciando Cinna, eletto per altre due volte console, al comando della fazione. l’epilogo è ormai noto., Silla rientrato vittoriso dal Ponto, sconfisse il figlio di Mario a Brindisi, dopo di che instaurò un vero regime del terrore, che organizzò le più feroci repressioni possibili, nei confronti della fazione mariana, fra i quali spiccava anche un giovane Giulio Cesare, che per questo fu costretto a fuggire in Cilicia, fino alla morte di Silla avvenuta nel 78 a.C.

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