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Il grande incendio di Roma

Il grande incendio di Roma, si sviluppò nel 64 d.C. sotto il regno dell’Imperatore Nerone. Il punto d’origine del rogo fu nei pressi del Circo Massimo, espandendosi poi a tutto il resto della città, tre quartieri interi, dei quattordici che formavano Roma, furono letteralmente rasi al suolo dalla furia delle fiamme, mentre gli altri subirono danni gravi ma tutto sommato abbastanza limitati, i morti furono migliaia e coloro che avevano perso tutto anche di più. Un calcolo approssimativo stima che almeno 4.000 insulae andarono distrutte.

Come in molti grandi centri urbani di quell’epoca, non era insolito dover fronteggiare grossi incendi, ciò era essenzialmente dovuto alla costruzione di molti edifici con parti in legno, inoltre l’illuminazione avveniva per mezzo di fiamme libere, quindi a conti fatti le probabilità che potesse nascere un rogo erano molto alte, aggiungiamo anche che l’ampiezza ridotta delle strade in alcuni quartieri facilitava il propagarsi delle fiamme. Per contrastare un eventuale incendio, Roma disponeva di squadre di Viglies, che all’occorrenza intervenivano prontamente, avendo dislocate diverse caserme e posti di guardia in tutta la capitale, ma la difficoltà che diverse strade con poco spazio di manovra fornivano, non rendeva semplice il loro lavoro. A tal proposito sappiamo che l’incendio del 64 d.C. è stato forse il più vasto per proporzioni, ma di eventi simili Roma ne conobbe molti altri, su tutti possiamo ricordare l’incendio del Celio del 27 d.C sotto l’Imperatore Tiberio, e un altro nel 80 d.C. che creò numerosi danni con Tito Imperatore.

Tornando al 64 d.C, Tacito ci informa come fin dal principio regnasse l’incertezza sulle responsabilità del rogo, lo storico infatti scrive:
“Sequitur clades, forte an dolo principis incertum (nam utrumque auctores prodidere) »
che tradotto in italiano: “Seguì un disastro, non si sa se dovuto al caso oppure al dolo del principe (poiché gli storici interpretarono la cosa nell’uno e nell’altro modo) ».

L'incendio si sviluppò al Circo Massimo
L’incendio si sviluppò al Circo Massimo

L’incendio si sarebbe originato dal Circo Massimo, propagandosi poi molto rapidamente, e grazie al vento e alle merci delle botteghe le fiamme arrivarono fin sulle alture circostanti, aggiungiamo anche che i primi interventi furono tutt’altro che efficaci a causa della quantità innumerevole di persone che scappavano da tutte le parti intasando così ogni via di accesso. In questo contesto drammatico Nerone si trovava nel suo palazzo privato di Anzio,a pochi chilometri da Roma, e appena informato degli eventi, si recò in città, dove si prodigò in ogni modo per cercare di aiutare la popolazione in difficoltà, egli infatti per l’occasione aprì templi e monumenti del Campo Marzio allestendovi delle baracche temporanee per ospitarvi i senza tetto, fece arrivare dai dintorni grandi quantità di cibo, e abbassò di un terzo il prezzo del grano. Questi provvedimenti tuttavia non fecero colpo sull’opinione pubblica, erano in molti a testimoniare che durante il rogo alcuni personaggi impedivano con minacce ai più coraggiosi di intervenire, per ordini superiori, in più si era sparsa la voce che l’Imperatore vedendo le fiamme che divoravano la città, iniziò a cantare della caduta di Troia.

Dopo sei giorni il primo incendio si arrestò nei pressi dell’Esquilino, grazie anche all’abbattimento di numerosi edifici che arrestarono il propagarsi delle fiamme, nacquero però nuovi incendi, in luoghi più aperti, in particolare nei giardini di Tigellino, prefetto del pretorio e fido collaboratore di Nerone, questi fatti non fecero altro che accrescere le voci che già si rincorrevano, sul fatto che tutto fosse programmato dall’Imperatore in persona, e che egli avesse in mente di costruire una nuova città dopo averla completamente rasa al suolo.

La ricostruzione partì dalla costruzione della Domus Aurea, la villa personale di Nerone, passando poi al rifacimento di strade ampie e dritte, e a insulae di altezza limitata rispetto al passato, l’Imperatore poi stabilì nuove regole come per esempio che gli edifici non avessero più parti in comune e che fossero costruiti con pietre refrattarie alle fiamme, oppure impose che ogni inquilino tenesse a disposizione lo stretto necessario per intervenire in caso di incendio, Nerone poi offrì di liberare la città dalle macerie a sue spese incentivando con premi in denaro la costruzione di nuove case. Questi provvedimenti vennero complessivamente ben accolti dal popolo, ma le voci che volevano l’Imperatore colpevole di quanto successo non si placarono, così Nerone decise di addossare ogni responsabilità a quella che all’epoca veniva considerata una setta odiosa, ovvero i primi Cristiani, questi furono prontamente arrestati e in moltissimi condannati ad indicibili supplizi.

Nerone assiste al supplizio dei cristiani
Nerone assiste al supplizio dei cristiani

Gli storici dell’epoca come Tacito o Svetonio ci hanno tramandato i fatti accaduti non certo raccontandoli in modo imparziale, facendo essi parte dell’ordine senatorio, non vedevano di buon occhio le politiche di Nerone che in molti casi tendevano a favorire i ceti più bassi, nei loro racconti l’ostilità verso l’Imperatore è totale, la colpa di quanto accaduto quindi non poteva che essere sua. Nel corso degli anni però la figura di Nerone è stata in qualche modo rivalutata. In altre versioni dei fatti, la responsabilità dell’incendio è effettivamente addossata ai cristiani, che avrebbero bruciato la città a seguito di una profezia egizia ” secondo cui il sorgere di Sirio, la stella del Canis Major, avrebbe indicato la caduta della grande malvagia città”. Teorie ancora più recenti confermerebbero che l’incendio fu appiccato da una frangia estremista cristiana in Roma, con l’aiuto morale di alcuni personaggi dell’ordine senatorio.

4 Risposte a “Il grande incendio di Roma”

  1. … il tempo a volte è galantuomo, ad un ingiusta “damnatio memoriae” segue una giusta riabilitazione, per un illuminato (le male lingue potrebbero pensare in tutti i sensi) imperatore “ante litteram” con qualche “difettuccio di persecuzione”, all’epoca era usuale, nella fase finale del suo regno, amante delle arti e della pace, ma soprattutto a favore delle classi meno ambienti del popolo avverso la casta senatoriale… la storia si può ripete ai nostri giorni !!?

  2. Mi hanno raccontato che l’incendio fu causato dal cibo, e che l’imperatore a quell’epoca si trovava in vacanza con la sua seconda moglie e appena seppe dell’incendio prese un cavallo per ritornare a Roma

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