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La guerra di Perugia

Nota anche come “Bellum Perusinum” la guerra di Perugia si svolse tra il 41 e il 40 a.C., e fu il risultato dell’accesa rivalità che divideva Ottaviano Augusto dal fratello del triumviro Marco Antonio, Lucio. Lucio Antonio con l’ausilio della cognata Fulvia in quel periodo rappresentava un valido antagonista in quanto a popolarità nell’Italia centrale, all’ascesa politica del futuro primo Imperatore di Roma.

Dopo la disfatta di Marco Giunio Bruto e Cassio Longino, nella decisiva battaglia di Filippi, si pose per Ottaviano il gravoso problema di reperire il denaro necessario per predisporre un appezzamento di terreno per almeno 170.000 soldati veterani, di questi circa 100.000 erano stati impegnati nella battaglia contro gli assassini di Cesare.
Ottaviano non trovò altre soluzioni se non attuare numerose confische di territori in Etruria, cosa che gli creò non poche inimicizie. Proprio su questi rancori, Lucio Antonio e Fulvia si fecero paladini di questo crescente malcontento, agendo però troppo precipitosamente, dando così modo ad Ottaviano di perseguirli senza trasgredire nessuna legge. Marco Antonio, dal canto suo si mantenne assolutamente neutrale, nonostante da una parte la questione riguardasse proprio suo fratello, e solo con grande ritardo i suoi generali Asinio Pollione e Ventidio Basso, presero parte allo scontro, senza per altro incidere sulle sorti della battaglia, intervenendo in modo molto marginale, ritirandosi quasi subito a Ravenna il primo e a Rimini il secondo.

L'arco di Augusto di Perugia.
L’arco di Augusto di Perugia.

Lucio Antonio, console nel 41 a.C., radunò i suoi soldati a Preneste, promettendo che il fratello Marco, appena tornato dall’Oriente (come il secondo triumvirato aveva stabilito), avrebbe con il suo appoggio, restaurato la Repubblica. Egli nei suoi proclami riuscì ad attirare a se diversi senatori apertamente ostili ad Ottaviano, che riuscirono a conferirgli “l’Imperium”, il che gli avrebbe permesso di muovere in armi contro il triumviro. Nonostante ciò, non fu possibile per Lucio Antonio raggiungere il suo obiettivo, ovvero rendere illegale il secondo triumvirato, questo perchè i veterani e le legioni rimasero totalmente fedeli ai triumviri, da cui si aspettavano ricche elargizioni.
Lucio Antonio fu quindi costretto a ripiegare con i suoi uomini in una delle sue roccaforti: Perugia. Da qui con la cognata Fulvia si preparò a resistere all’assedio che certamente Ottaviano avrebbe attuato. Lucio fu buon profeta e il triumviro in poco tempo fu alle porte della città dove predispose l’assedio. Perugia cedette per l’esaurimento di scorte di cibo nell’inverno del 40 a.C..
Ultimata la guerra Ottaviano si rivelò particolarmente spietato con la città, sterminandone praticamente l’intera aristocrazia, e lasciando ai propri soldati la possibilità di saccheggiarla e darla alle fiamme. Inoltre 300 cittadini di rango senatoriale furono giustiziati alle idi di marzo, nell’anniversario della morte di Giulio Cesare.
Ai principali fomentatori della rivolta Ottaviano risparmiò la vita, Fulvia fu infatti inviata in Grecia in esilio dove comunque morì di malattia, mentre a Lucio Antonio affidò il governatorato della Spagna, questo per non compromettere ulteriormente i già tesi rapporti con Marco Antonio.

Perugia, resti di una strada romana con segni di transito  dei carri.
Perugia, resti di una strada romana con segni di transito dei carri.

Vediamo ora come lo storico Dione Cassio (Storia romana, 48, 14) descrive le fasi del bellum Perusinum fino all’espugnazione della città avvenuta nel 40 a.C.: «intanto Lucio era partito da Roma e si era diretto verso la Gallia Cisalpina. Bloccato nel suo cammino, piegò verso la città etrusca di Perugia, ove fu assediato dapprima dai generali di Ottaviano e poi da Ottaviano stesso. L’assedio durò a lungo: la città aveva ottime difese naturali e inoltre erano state accumulate grosse provviste di viveri; (…) I soldati di Ottaviano ebbero coi nemici molte scaramucce isolate e molti scontri davanti alle mura; alla fine l’esercito di Lucio, benche molto superiore a quello di Ottaviano, dovette arrendersi per fame. Lo stesso Lucio e alcuni dei suoi sostenitori si salvarono, ma dei senatori e dei cavalieri la maggior parte furono uccisi. (…) La maggior parte degli uomini, perugini e di altri luoghi, colà catturati, furono uccisi e la città fu data alle fiamme, eccettuati il tempio di Vulcano e una statua di Giunone. (…) Per essa fu concesso, a coloro che lo avessero voluto, di ricostruire la città; ma non furono dati loro più di sette stadi e mezzo».
Nei dintorni di Perugia sono stati rinvenuti alcuni dei proiettili catapultati durante quel terribile assedio recanti scritte ingiuriose e oscene sia contro Lucio Antonio sia contro Ottaviano, i capi delle opposte schiere.

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