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La Via Appia

La Via Appia
La Via Appia

Nella Roma antica, il porto di maggiore importanza che apriva le porte a tutto l’Oriente era quello di Brundisium (Brindisi), così nel 312 a.C. per volontà del censore Appio Claudio Cieco, iniziarono i lavori per quella che poi fu chiamata dal poeta Stazio, nel I sec. d.C. “regina viarum” la via Appia. Inizialmente l’intenzione era quella di facilitare gli spostamenti delle legioni verso Capua e tutto il Meridione in modo più veloce, ma poi il tracciato stradale fu dapprima prolungato fino a Beneventum, poi fino a Venosa, ed infine a Brindisi.

La via Appia fu senza dubbio la via di collegamento più importante, una vera testa di ponte verso l’oriente, per il commercio e per l’inizio di svariate campagne militari, la ricchezza di quei traffici commerciali, favorirono lo svilupparsi lungo quell’asse di molteplici attività come tabernae, mutationes, mansiones, e impianti termali, inoltre vista l’impossibilità di seppellire o cremare i defunti all’interno delle città, lungo i margini della strada si è costituito, nel corso dei secoli della storia romana, un grande sepolcreto fatto di tombe di aspetto e dimensioni differenti che rappresentavano spesso un momento di celebrazione delle famiglie che ne ordinavano la costruzione; il viandante ammirava la grandezza di alcuni sepolcri e poteva leggere i nomi di antiche e illustri famiglie romane celebrandone il ricordo e il prestigio come accade ancora oggi di fronte al Mausoleo di Cecilia Metella.

Nel 71 a.C. la via Appia fu il macabro teatro dell’epilogo della rivolta di Spartaco e dei suoi gladiatori ribelli, il trace infatti, insieme a sei mila dei suoi uomini fu crocefisso lungo la strada affinchè fosse da monito a chiunque avesse una qualche velleità, l’importante via di comunicazione, subì poi diversi restauri durante il governo degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano, Adriano.

Il percorso originale dell’Appia Antica, partiva da Porta Capena, vicino alle Terme di Caracalla, collegava l’Urbe a Capua (Santa Maria Capua Vetere) passando per Aricia (Ariccia), il Foro Appio, Anxur (Terracina), Fundi (Fondi), Itri, Formiae (Formia), Minturnae (Minturno), e Sinuessa (Mondragone).
Da Capua proseguiva poi per Vicus Novanensis (Santa Maria a Vico), attraverso il ponte sul fiume Isclero, Caudium (Montesarchio) e di qui, costeggiando il monte Mauro, scendeva verso Apollosa. e poi fino a Benevento, essa entrava in città passando sul Ponte Leproso. L’Appia raggiungeva poi il mare a Tarentum (Taranto), passando per Venusia (Venosa) e Silvium (Gravina). Poi svoltava a est verso Rudiae (Grottaglie) fino ad un’importante stazione presente nella città di Uria (Oria) e da qui terminava a Brundisium (Brindisi) dopo aver toccato altri centri intermedi.

La Via Appia
La Via Appia

La strada fu costruita con perizia e precisione degna dei migliori ingegneri moderni tanto da essere percorribile con ogni tempo e mezzo grazie alla pavimentazione che la ricopriva. Mentre sul semplice sterrato infatti gli agenti atmosferici, primo fra tutti la pioggia, rendevano difficile il cammino dei mezzi di trasporto a ruote, la presenza delle grandi pietre levigate e perfettamente combacianti che costituiscono il fondo della via permetteva la circolazione in qualunque condizione meteorologica.

Si trattava di una tecnica nuova e rivoluzionaria e fu a partire da una tale innovazione che la Repubblica e l’Impero Romano poterono costruire la vastissima rete stradale del mondo romano. Quasi sempre rettilinea, larga circa 4,1 metri (14 piedi romani), misura che permetteva la circolazione nei due sensi, affiancata sui lati da crepidines (marciapiedi) per il percorso pedonale. Sulla Via Appia apparvero per la prima volta le pietre miliari.

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