L’azione eroica di Gneo Petreio

l’azione eroica di Gneo Petreio si concretizzò nell’ambito delle guerre contro le popolazioni dei Cimbri e Teutoni che al termine del II secolo a.C., si preparavano ad invadere la penisola italica da nord.

l’azione eroica di gneo petreio, contesto storico:

Nato ad Atina, nei pressi dell’odierna Frosinone, Gneo Petreio fu un valoroso romano, di cui ci giungono notizie da diverse fonti storiche, e in particolare da Plinio il Vecchio dal suo “Naturalis Historia”. Appartenente ad una famiglia con poche possibilità economiche, Gneo Petreio entrò nell’esercito, dove si distinse per la sua audacia e per il suo valore, e per questo dopo essere nominato centurione, (a capo di una centuria composta appunto da 100 soldati), venne ulteriormente promosso al grado di “Primus Pilus” ovvero centurione capo della prima coorte. Ricoprendo questo prestigioso ruolo, Gneo era così autorizzato a partecipare alle riunioni di guerra nel quartier generale della legione, l’equivalente moderno di un alto ufficiale dell’esercito. Il “Primus Pilus” era di norma l’ufficiale più anziano che conquistava quel titolo con il suo coraggio e le sue azioni sul campo, il che ci fa supporre che Gneo Petreio, di meriti ne abbia ottenuti molti e che i suoi uomini si fidassero di lui ciecamente.Plinio il Vecchio ci racconta che questo valoroso militare, grazie ad un’azione particolarmente pericolosa, ottenne in dono l’ambitissima, e riservata solo a pochissimi, corona di gramigna.

L'azione eroica di Gneo Petreio
L’azione eroica di Gneo Petreio

l’azione eroica di gneo petreio, la guerra contro cimbri e teutoni:

Già dal 113 a.C., si verificarono i primi contrasti fra i romani e le due tribù germaniche. Ad Aquileia infatti, Cimbri e Teutoni, popolazioni nomadi provenienti dal nord Europa, abbandonarono la Pannonia, per tentare di attraversare le Alpi e riversarsi nelle pianure del nord Italia. Le tribù celtiche, già presenti in quella regione, e alleate di Roma, chiesero l’aiuto delle legioni per fronteggiare la nuova minaccia, e la loro richiesta non cadde nel vuoto. Prontamente i romani, guidati dal console Gneo Papirio Carbone, si posizionarono sui monti poco distanti da Aquileia, e da li, riuscirono a convincere le tribù nomadi a ritornare sui propri passi. L’errore però era dietro l’angolo, il console Papirio Carbone, forse per dimostrare la forze delle sue legioni, o forse per paura che i patti non fossero rispettati, anzichè rimanere sul posto, iniziò a seguire i Germani, che a loro volta, convinti di essere stati traditi, cambiarono nuovamente direzione per assalire il console romano. La disfatta per i romani fu enorme e secondo la tradizione, solo una tempesta, impedì ai germani di fare una carneficina, la battaglia avvenne nei dintorni di Noreia, nell’attuale Ducato di Carinzia. Solo una decina di anni più tardi la situazione si risolse a favore di Roma, quando il grande generale, Gaio Mario, inflisse due decisive sconfitte a Cimbri e Teutoni, ad Aqua Sextiae nel 102 a.C., e a Vercelli nel 101 a.C., salvando la Repubblica da una grande invasione.

l’azione eroica di gneo petreio:

l’azione eroica di Gneo Petreio si materializzò durante una spedizione contro i Cimbri, mentre le legioni romane si stavano addentrando all’interno delle foreste svizzere. Erano territori quasi inesploarati, e i terreni impervi rendevano difficile la marcia dei soldati, al contrario, i nemici, armati più alla leggera, si nascondevano bene nella boscaglia, arrampicandosi anche sugli alberi per tentare di cogliere di sorpresa le legioni, rendendosi quasi invisibili. Qui Gneo Petreio, non fidandosi di quella calma apparente, pregò subito il suo comandante di fermare la marcia per evitare un’imboscata che sarebbe stata fatale per tutti, secondo lui infatti il tranello sarebbe scattato proprio dove la boscaglia si faceva più fitta, andare avanti sarebbe stato un suicidio. Il comandante, di cui non conosciamo il nome, non prese in considerazione le rimostranze di Gneo, probabilmente per rancori personali verso il centurione, che più di una volta lo aveva consigliato, e che i suoi uomini sembravano preferirgli di gran lunga, così per tentare di non perdere la propria autorità, decise di proseguire il suo percorso. Petreio era messo alle strette, il tempo per agire era poco, sapeva che la pena per chi si fosse ribellato era l’uccisione a bastonate dai propri commilitoni, in alternativa, non poteva neppure sobillare i soldati ad un ammutinamento improvviso, perchè la grande confusione, avrebbe senz’altro attirato e invogliato il nemico all’attacco. In pochi secondi Petreio prese la sua decisione, estrasse il gladio e trafisse il suo comandante prima ancora che qualcuno potesse capire quello che stava succedendo. I legionari che di Gneo si fidavano ad occhi chiusi, non fiatarono, e si prepararono con disciplina agli ordini del nuovo comandante. Informati i suoi sottoposti, Gneo Petreio ordinò di arretrare immediatamente, e contemporaneamente, di prepararsi alla battaglia. Gli ordini giunsero giusto in tempo, perchè di li a poco, le urla dei germani inziarono ad udirsi in lontananza, e il nemico uscì dalla vegetazione in grande numero. I romani riuscirono a resistere all’assalto, e combattendo e indietreggiando, portarono i Cimbri in un terreno più aperto dove fu possibile schierarsi e sviluppare la potenza del soldato romano, la battaglia fu vinta, e la vita di molti fu salvata. Con molta trepidazione, Gneo Petreio fece ritorno a Roma, egli temeva sinceramente per la sua vita, sapeva bene che le leggi romane per chi osava ribellarsi erano terribili, in più aveva ucciso il suo superiore, un’onta da punire in modo esemplare. Il processo che seguì, vide le testimonianze di tutti i soldati che sottolineavano l’inadeguatezza del loro comandante, mettendo viceversa Geno Petreio in gran luce, per le sue intuizioni che avevano permesso di salvare l’esercito dalla disfatta. Nonostante il conservatorismo del Senato, e le origini non nobili di Petreio, le imprese raccontate dai soldati, e dai suoi  comandanti precedenti, convinsero i magistrati, non solo a non punirlo, bensì a premiarlo con la prestigiosissima Corona Gramignea. Tutta Roma applaudì la sua scelta molto ardita, e la sua stessa casata si congratulò con lui per aver portato fama e prestigio

l’azione eroica di gneo petreio: la corona gramignea:

Realizzata da un serto di erba o da fiori selvatici intrecciati, rigorosamente raccolti dove si era svolta la battaglia, il suo dono, riprendeva l’antico costume pre romano, di donare una manciata di erba del campo di gara, al vincitore delle gare di atletica. Si può quindi ben comprendere il grado di umanità avuto dal Senato ai quei tempi, dove le leggi militari, praticamente insormontabili, vennero per una volta messe da parte, per onorare una persona, che aveva si commesso un grandissimo reato, ma con il quale aveva salvato un intero esercito, che di fatto era uno dei beni più preziosi della Repubblica. La corona gramignea, era un’onoreficenza di per se povera, ma che portava grandi vantaggi e doni, sia da parte del popolo, ma anche da parte dei più ricchi, giacchè il culto dell’eroismo era sviluppato trasversalmente in ogni fascia della popolazione.

Credits to:

https://www.romanoimpero.com/2013/03/gneo-petreio.html

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