Lo Sport nella Roma antica

Due atleti impegnati nel Pancrazio
Due atleti impegnati nel Pancrazio
La concezione dello sport nella Roma antica era completamente diversa rispetto a quella della civiltà ellenica, mentre nell’Urbe si pensava alle attività sportive come forma di intrattenimento e spettacolo, in Grecia erano viste sotto un punto di vista più spirituale, finalizzate ad elevare la gloria degli atleti. Quaranta anni prima della conquista romana e della relativa influenza che i greci ebbero sulla sua società, le varie attività sportive erano considerate immorali, prima di tutto perchè i romani non tolleravano la nudità degli atleti, in secondo luogo perchè erano prive di quelle finalità che davano senso all’addestramento militare, in merito lo storico Tacito scrive:

“Che cosa manca oggi se non mostrarsi nudi, prendere il cesto dei pugili e pensare a quei combattimenti, invece che al servizio militare?».
Nella stessa direzione va la scarsa simpatia del Senato verso quegli Imperatori come Caligola o Nerone, palesemente infatuati dalle abitudini greche.

I romani nel corso del tempo trasformarono quella ritualità e quella spiritualità che aleggiava attorno agli atleti e alle pratiche sportive in Grecia, modificandole in periodi di puro intrattenimento e spettacolo, gli sport praticati a Roma comprendevano le specialità olimpiche greche, ma tra queste il favore del pubblico era riservato ai giochi più violenti come il pugilato e la lotta ed in particolare al pancrazio, una variante del pugilato molto violenta e dalle conseguenze a volte fatali. L’ideale greco che rappresentava l’atleta come l’armonia fatta persona, era stata dunque sostituita da una figura, in Roma, del tutto diversa, più violenta e dall’aspetto sicuramente più sgraziato.

Un atleta impegnato nel lancio del disco
Un atleta impegnato nel lancio del disco

Ottaviano Augusto durante il suo regno tentò invano di reintegrare i giochi greci dove prevaleva lo spirito agonistico e nei quali la gara serviva a fortificare il corpo non a distruggerlo, cercando di accontentare la parte più moderata del popolo, in particolare dopo la vittoria navale su Marco Antonio e Cleopatra ad Azio, istituì “gli actica” di cui però già una decina di anni dopo nessuno ricordava più. Anche Nerone si sforzò in tal senso, organizzando periodicamente i “Neronia” ovvero gare di resistenza fisica abbinate al canto e alla poesia, dove naturalmente, l’Imperatore primeggiava. L’unico che riuscì nell’impresa di istituire giochi duraturi fu l’Imperatore Domiziano organizzando nell’anno 86 “l’Agon Capitolinus”, era l’Imperatore stesso a premiare i vincitori delle varie discipline che andavano dalla corsa al pugilato, ma anche dalla poesia alla musica, Domiziano fece costruire appositamente per le gare sportive lo stadio, oggi riconoscibile nel perimetro di Piazza Navona, per quelle discipline più intellettuali, fece invece costruire l’Odeon. Gli “Agon Capitolinus” proseguirono anche dopo la morte di Domiziano, ogni quattro anni, ma col passare del tempo divennero sempre più impopolari a causa della prevalenza di atleti stranieri e della loro immorale nudità. L’esasperazione della componente violenta della competizione nell’antica Roma è facilmente riscontrabile nel costante successo che ebbero tra la popolazione i combattimenti dei gladiatori, che vennero ben presto utilizzati come stabilizzatori sociali, anche se con gli imperatori Traiano e Adriano iniziò un graduale tentativo di ridimensionamento di questa violenza, diminuendo i tempi del combattimento tra gladiatori, fino ad arrivare a Costantino che nel 326 vietò le condanne a morte ad bestias nelle arene commutandole in condanne a lavori forzati.

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