Scipione l’Africano

Scipione l’africano, o per chiamarlo con il nome autentico: Publio Cornelio Scipione, (Roma 236 a.C. – Liternum 183 a.C.),  figlio del padre che portava il suo stesso nome, apparteneva all’importante “Gens Cornelia”, una delle più antiche e prestigiose di tutta la Repubblica romana.

Scipione l'Africano
Scipione l’Africano

SCIPIONE L’AFRICANO, LA GIOVENTU’:

Publio Cornelio Scipione si distinse già a 17 anni di età nel corso della battaglia del Ticino avvenuta nel 218 a.C., quando le armate romane si contrapposero a quelle puniche, appena scese dalle Alpi e guidate da Annibale. Quella che fu la prima vera grande battaglia della seconda guerra punica, si tramutò in un vero disastro per Roma, tant’è che il padre di Scipione, Publio Cornelio, console in carica quell’anno,  finì completamente circondato dalla cavalleria numidica e ad un passo dalla morte. Il giovane Scipione in quell’occasione mostrò grandissimo valore, senza esitare si gettò armi in pugno a difesa del padre, riuscendo faticosamente a trarlo in salvo. Il padre propose il giovane Scipione all’assegnazione della corona civica che andava a colui che avesse salvato la vita ad un cittadino romano, ma il giovane condottiero rifiutò. Due anni dopo Scipione prese parte ad un’altra disfatta dell’esercito romano, probabilmente la peggiore che la storia romana ricordi, quando nel 216 a.C., nella piana di Canne, Annibale inflisse un colpo quasi mortale alla repubblica di Roma. Nell’occasione Scipione, che ricopriva il ruolo di tribuno, riorganizzò quello che restava dell’esercito romano a Canosa, in quanto il console Lucio Emilio Paolo era morto in battaglia, mentre Terenzio Varrone, resosi conto dell’immane disastro, era fuggito verso Roma. Scipione che dopo i consoli era il più alto in carica, vista anche la sua precedente esperienza sul Ticino, raccolse quel che rimaneva dell’esercito rimproverando aspramente gli uomini desiderosi di ritirarsi dal campo di battaglia.

SCIPIONE L’AFRICANO, LA CARRIERA POLITICA:

Scipione, insieme al fratello Lucio, nel 213 a.C., venne eletto edile, nonostante le rimostranze di chi affermava che non avesse ancora raggiunto l’età necessaria per ricoprire tale carica, in effetti un edile non poteva ambire a tale ruolo se non dopo avere raggiunto i 30 anni, Scipione con i suoi 23 o 24 anni non avrebbe potuto ricoprire neppure la carica di questore. Tuttavia il futuro “africano”, per aggirare la norma, assecondò alcune voci sul suo conto che affermavano che fosse in grado di comunicare con gli Dei attraverso i sogni, facendo di lui un autentico predestinato. Nel 211 a.C., il padre di Scipione e lo zio Gneo, vennero uccisi in Spagna durante gli scontri con le forze cartaginesi, Roma fu quindi costretta a trovare nuovi protagonisti che avessero il carisma necessario per arginare la forza punica. Se con Lucio Marcio si ottenne qualche piccolo risultato, lo stesso non si può dire con il successore Gaio Claudio Nerone, giunto in Spagna con nuove forze, e alla scadenza del suo mandato, a Roma si convocarono i comizi centuriati con lo scopo di eleggere un nuovo proconsole. Vista la situazione tutt’altro che agevole da gestire, nessuno osò candidarsi a tale ruolo fino a quando il neanche venticinquenne Scipione, ruppe gli indugi e si candidò volontariamente. Tito Livio ci racconta quel momento:

“Il popolo aveva gli sguardi rivolti ai magistrati ed osservava i volti dei più importanti cittadini, i quali a loro volta si guardavano l’un l’altro. Il popolo fremeva nel vedere quanto la situazione fosse compromessa e disperava della repubblica, tanto che nessuno si arrischiava a presentarsi per ottenere il comando dell’esercito in Spagna, quando all’improvviso P. Cornelio [Scipione], figlio di quel Publio che era morto in Spagna, giovane di appena ventiquattro anni, dichiarò di porre la propria candidatura e si collocò subito in posizione elevata per attirare l’attenzione. Dopo che tutti gli sguardi si rivolsero verso di lui, la moltitudine con grida di simpatia e favore gli augurò senza indugio un comando felice e fortunato. Quando poi si iniziò a votare, tutti fino all’ultimo, non solo le centurie ma i singoli cittadini, deliberarono che il comando supremo militare in Spagna fosse dato a P. Scipione.”.

Anche in questa occasione il giovane Scipione era lontanissimo dall’età adatta di 41 anni per ottenere il proconsolato, ma nonostante ciò riuscì ad ottenere la carica partendo per la Spagna da privato cittadino, dotato però dell’Imperium Proconsulare. Scipione quindi era un privato cittadino dotato del grande potere che offriva il proconsolato, più o meno quello che successe due secoli più tardi a Ottaviano Augusto che attirò su di se diversi poteri tanto da diventare il primo Imperatore di Roma. I risultati con Scipione non tardarono ad arrivare, in soli quattro anni di proconsolato, riuscì nell’impresa di cacciare dalla penisola iberica i cartaginesi dopo la decisiva battaglia di Llipa nel 206 a.C.. L’anno successivo Scipione venne eletto alla carica di Console e nonostante Annibale continuasse la sua spedizione nell’Italia meridionale con sempre minor successo, il condottiero romano spinse insistentemente per portare la guerra in Africa. Nonostante la riluttanza del Senato che come obiettivo principale aveva quello di sconfiggere Annibale, Scipione proseguì dritto con la sua idea, quindi raccolse le legioni superstiti dalla disfatta di Canne, che nel frattempo erano state esiliate in Sicilia ed erano desiderose di potersi riabilitare, più alcuni alleati italici, ansiosi di terminare la guerra sul suolo italiano. Nel 204 a.C., Scipione, riottenuto il proconsolato, salpò per l’Africa sebbene fosse in palese inferiorità numerica rispetto al nemico, ma una volta giunto sul continente venne raggiunto dalla cavalleria numidica dell’alleato Massinissa, per la prima volta Roma poteva contare su di una cavalleria pari o superiore a quella punica. In conseguenza di ciò Annibale accettò mal volentieri di fare ritorno in patria per limitare le azioni romane.

L'incontro fra Annibale e Scipione prima della battaglia di Zama
L’incontro fra Annibale e Scipione prima della battaglia di Zama

SCIPIONE L’AFRICANO VINCITORE A ZAMA:

Romani e Cartaginesi si affrontarono in modo decisivo a Zama nel 202 a.C., il giorno precedente la battaglia, Annibale e Scipione si incontrarono, scortati dalle rispettive guardie personali, per trattare una tregua nella quale Annibale chiese che Cartagine mantenesse il solo controllo sull’Africa, Scipione rifiutò categoricamente e la parola passò alle armi. Se Canne fu la più rovinosa caduta di Roma, certamente si può dire lo stesso di Zama per Cartagine, il forte esercito messo in campo da Annibale venne annientato dalla maestria tattica di Scipione, gli elefanti da guerra punici vennero disinnescati e messi in fuga dal fitto lancio di dardi del Veliti ancora prima dell’inizio della battaglia, preludio dell’accerchiamento e del totale annientamento dell’esercito cartaginese da parte romana. Dopo questa battaglia Cartagine non ebbe nessuna possibilità di  opporre alcuna resistenza e fu costretta ad accettare le durissime condizioni di pace imposte da Roma. I Punici dovettero quindi consegnare tutte le navi da guerra, gli elefanti da guerra superstiti, persero il diritto di dichiarare guerra a chiunque, almeno senza aver prima chiesto il permesso a Roma e dietro il pagamento di diecimila talenti d’argento, oltre alla cessione di cento ostaggi scelti fra i giovani delle famiglie più aristocratiche della città. Dopo aver concluso brillantemente la seconda guerra punica, Scipione venne fregiato del titolo di “Africano”.

Al termine del conflitto, Scipione fu censore nel 199 a.C., e poi di nuovo console nel 194 a.C., in seguito si ritirò a vita privata, ma nel 190 a.C., tornò in campo seguendo come legato il fratello Lucio in Grecia, affiancato da Gaio Lellio già comandante della cavalleria a Zama, per fronteggiare la minaccia del Re siriano Antioco III. Il ritorno di Scipione non fu casuale, il Re Seleucide infatti, vantava tra le sue fila anche Annibale che nel frattempo si era allontanato da Cartagine, un occasione più unica che rara per Scipione per terminare definitivamente ciò che a Zama era rimasto in sospeso. Nonostante fosse colto da una malattia Scipione presenziò allo scontro decisivo di Magnesia, in Asia Minore nel 189 a.C., nel corso del quale i romani uscirono completamente vincitori, imponendo poi ad Antioco di consegnare il generale punico. Antioco per compiacere i vincitori acconsentì, ma Annibale, che nel frattempo aveva già immaginato l’epilogo, trovò subito nuova protezione in Bitinia presso il Re Prusia. I romani ossessionati dal generale cartaginese tentarono in ogni modo di eliminarlo e proprio quando si trovarono ad un passo dall’epilogo, Annibale con una dose di veleno si tolse la vita privando di quella soddisfazione l’odiato nemico, era il 183 a.C.. Al termine del conflitto il fratello di Scipione, Lucio, ottenne il titolo di “Asiatico”, dopo di che nuovamente “l’africano” si ritirò nella sua villa in Campania dopo il processo che lo vide coinvolto insieme al fratello, per essersi appropriati di grosse somme di denaro ricevuto da Antioco III senza averlo denunciato all’erario, Scipione si  convinse ad auto esiliarsi amaramente per lo scarso riconoscimento avuto in Senato verso di lui e la sua famiglia. Nel 183 a.C., a causa della sua salute cagionevole Scipione morì a soli 52 anni, la tradizione, per ironia della sorte, fa avvenire la morte di Scipione più o meno nello stesso periodo in cui Annibale sul Mar di Marmara si toglieva la vita.

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Dialogo fra Annibale e Scipione a Zama

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